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domenica 20 dicembre 2015

Raid aereo uccide comandante di Hezbollah, a Damasco

(Pubblicato su Formiche)

Un attacco areo israeliano avvenuto nelle prime ore di domenica mattina, ha ucciso Samir Qantar, leader del gruppo libanese Hezbollah: l’airstrike ha letteralmente distrutto un palazzo nel quartiere Jaramana di Damasco, in Siria.

IL RUOLO NELLE NDF

Il partito/milizia sciita filo-iraniano Hezbollah, è una delle stampelle operative del regime siriano: combatte tra le truppe lealiste fin dall’inizio del conflitto, mobilitato da Teheran (principale sponsor di Damasco insieme alla Russia). Hezbollah è la colonna centrale delle NDF, le National Defence Force, formate nel 2012 su diretta supervisione del generale iraniano Qassem Suleimani, che ha plasmato questo organismo riservista (composto da milizie sciite eshabiha del regime) sulla base dei guerrieri Basji alle dipendenze di Teheran. Hezbollah (e i Pasdaran) hanno fornito training e consulenza alle NDF, soprattutto su ciò che riguarda i combattimenti di guerriglia urbana. Qantar, quando è stato colpito, era ospite in una delle strutture di comando delle milizie che si trova nel quartiere di Jaramana (fortemente legato al regime).

L’UCCISIONE

La conferma dell’uccisione arriva direttamente dai media di Hezbollah e da un post su Facebook del fratello (citatoda Reuters) che annunciano la martirizzazione del leader, un druso rilasciato nell’ambito di una scambio prigionieri nel 2008 proprio dalle carceri israeliane. Dal rilascio, accolto come eroe in Libano, Qantar ha mantenuto un profilo basso, ma i servizi segreti israeliani ritenevano che fose diventato un comandante militare. Qantar, o Kantar, è il primo dei senior leader di Hezbollah uccisi in territorio siriano da un attacco israeliano. Il suo nome si intreccia anche con la storia recente italiana: quando i militanti del Fronte di liberazione palestinese sequestrarono l’imbarcazione italiana nel 1985, chiesero il rilascio di diversi prigionieri incarcerati da Israele, tra i nomi c’era anche quello di Kuntar.

IL RAID ISRAELIANO

Le NDF affermano che l’uccisione è avvenuta per mano israeliana (i media di stato siriani, invece, accusano in modo imprecisato “i gruppi terroristici”, cioè io ribelli). Lo stesso fa Al Manar, la tv di Hezbollah; e pure le Tv iraniane. Non ci sono altre informazioni (ed è improbabile che ne arrivino dal governo di Tel Aviv), ma è del tutto legittimo pensare che la ricostruzione sia vera ─ tra l’altro nelle ore prima del raid aereo, era stata segnalata un’intensa attività di sorvolo al limite dei cieli libanesi da parte di velivoli israeliani. Israele mantiene operativo, nonostante la guerra civile (e anche dopo l’intervento russo), un suo programma per eliminare quelle che considera minacce per la sicurezza nazionale. Ha colpito più volte in Siria (non confermando quasi mai queste operazioni), soprattutto convogli di armi che secondo le informazioni ricevute dall’intell erano destinate ad Hezbollah. Le intelligence israeliane ritengono che l’Iran stia utilizzando il campo del conflitto siriano per passare armi tecnologiche ai libanesi, i quali avrebbero intenzione di riaprire, poi, un nuovo fronte contro Israele (l’ultimo conflitto si è chiuso nel 2006).

I precedenti. Nel mese di gennaio un attacco israeliano uccise sei iraniani e alcuni membri di Hezbollah, tra cui il figlio di un leader storico, Imad Moughniyah, capo militare del gruppo nell’area di Quneitra, cioè sull’Alture del Golan, territorio ancora conteso e che Israele tiene continuamente monitorato perché considerato un’area sensibile per il passaggio di eventuali assalitori all’interno del proprio territorio.

I primi dettagli. Alcuni osservatori su Twitter sostengono che ad essere colpita è stata una cellula di Hez interna alle NDF, che progettava azioni contro Israele. Daniel Nisman, cofondatore dell’agenzia di intelligence privata Levantine Group, ha scritto in un tweet che Israele non avrebbe mai rischiato di subire le rappresaglie di Hezbollah a seguito dell’attacco, se non avesse avuto chiara l’imminenza e la solidità della minaccia della cellula.

IL CONTESTO

Secondo un articolo pubblicato in questi giorni dal Times of Israel, circa un terzo dei militanti che l’Iran ha mobilizzato a sostegno di Damasco, sarebbe rimasto ucciso o ferito durante il conflitto siriano. Nelle ultime settimane, dopo la vicenda del jet russo abbattuto dai turchi, la Russia ha spostato in Siria le batterie missilistiche antiaeree S-400: evidentemente Israele non teme di finirne sotto il fuoco, o più probabilmente sa che non ne sarà interessato mesi fa; si era infatti parlato, di un possibile accordo di non intromissione reciproca tra Tel Aviv e Mosca, che avrebbe permesso ai russi di appoggiare Bashar el Assad e agli israeliani di perseguire i propri interessi di sicurezza interna. Pare che gli aerei israeliani (secondo i primi dettagli, due jet) non abbiano comunque violato lo spazio aereo siriano.

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