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lunedì 16 novembre 2015

Gli Stati Uniti attaccano le cisterne del petrolio dell’Isis

(Pubblicato su Formiche)

Gli aerei da guerra statunitensi hanno colpito nelle ultime ore, per la prima volta, le autocisterne che trasportano il petrolio del Califfato. L’operazione secondo quanto scritto dal New York Times, che ha avuto accesso a fonti dirette, prenderebbe il nome di Tidal Wave II. Questi raid sono molto importanti, perché colpiscono un asset strategico-economico dello Stato islamico: una degli aspetti che differenzia l’organizzazione del Califfo dagli altri gruppi radicali, è proprio l’aver creato una propria economia basata sulla vendita di petrolio e relativi prodotti lavorati (di cui si era parlato su Formichenet).

LA ZONA COLPITA

È stato lo stesso colonnello Steven H. Warren, portavoce della Coalizione “anti-IS” guidata dagli Stati Uniti, a confermare al NyTimes che sono finiti nel mirino dei caccia americani 116 autobotti adibite al trasporto di greggio. Gli attacchi sono avvenuti nella zona di Deir Ezzor, in Siria, area del paese dove si concentrano i reservoir geologici delle risorse energetiche siriane. Deir Ezzor è controllata dallo Stato islamico, e si trova prossima al confine con l’Iraq: è stata fortemente combattuta fin dal primo momento, l’Isis ne voleva il controllo proprio perché ricca di campi petroliferi e giacimenti di gas naturale.

UN’OPERAZIONE STUDIATA DA TEMPO

Secondo alcuni funzionari sentiti dal giornale americano, l’azione non è una risposta di rappresaglia agli attentati di Parigi, ma anzi si arriva dopo ad una lunga pianificazione. Questi raid in effetti arrivano alla fine di una settimana che ha visto le forze americane (e della Coalizione guidata da Washington) aumentare il volume dei colpi nelle aree dei pozzi di petrolio, ma la Casa Bianca aveva chiesto di evitare di colpire le autocisterne per paura di provocare vittime civili. Molti di questi mezzi di traporto, infatti, secondo un’inchiesta uscita poche settimane fa sul Financial Timessarebbero guidati da privati cittadini che svolgevano già questo genere di lavoro prima dell’avanza dell’Isis, e che dopo si sono trovati a trattare il proprio commercio direttamente con i funzionari del Califfato.

EVITARE VITTIME CIVILI

Per evitare vittime tra i civili, sono state prese varie precauzioni: oltre al minuzioso controllo di intelligence e le osservazioni satellitari, circa un’ora prima di ogni bombardamento sulle aree interessate sono stati fatti cadere dei volantini con cui si invitava ai presenti di allontanarsi perché lo strike era imminente. A quel punto, libero dai civili, il bersaglio non dev’essere stato complicato da colpire, perché sempre stando a quanto raccontato dal Financial Times, spesso questi camion si trovano costretti a file chilometriche prima di caricare il petrolio. Un serpente composto da circa 295 autocarri, ha confermato Warren: un obiettivo comodo per i quattro A-10 Wartohg e le due cannoniere volanti C-130 che hanno preso parte alla missione.

IL NOME DELLA MISSIONE

Una note sul nome della missione, Tidal Wave II: Tidal Wave I era il nome dato agli attacchi contro la produzione di petrolio rumeno fatti per rallentare la Germania nazista durante le Seconda guerra mondiale: un nome evocativo e simbolico, che sposta l’attenzione su un altro genere di attacco al Califfo, la contro-propaganda.

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