Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

martedì 20 ottobre 2015

Quello che penso su questa che non è un'Intifada (per adesso)

La penso così. Quella che si sta raccontando come un'Intifada, una nuova fase della rivolta palestinese, è tutt'altro. Si tratta di azioni terroristiche puntuali fomentate dal diffondersi del verbo radicalizzante, molto legato agli exploit dell'IS. Davanti a questi le teste vuote palestinesi non sono altro che proxy, utili per colpire Israele (nemico esistenziale dei baghdadisti).

Adesso i gruppi locali, che finora non rivendicano azioni organizzate ma si sbrigano a rivendicare l'appartenenza a un gruppo o a un altro del kamikaze di turno, cercano di metterci il cappello. Perché sono trascinati da un'azione popolare inaspettata (Hamas deve riprendersi dall'ultima guerra, e sa di non avere la forza militare per sostenerne un'altra).

Hamas, che adesso chiama alla distruzione di Israele, in realtà sta solo cercando di accreditarsi successi altrui, vedendo che la linea più dura è e più rende: perché è l'odio profondo a tracciarla. Lo stesso Mazen, l'uomo senza un piano, il dittatore che abbiamo deciso di assolvere, scende al compromesso del consenso: Fatah è stato il primo a rivendicare l'appartenenza al gruppo di due attentatori (quelli che uccidendo due coniugi davanti ai propri figli, hanno dato il via informale al macello). 

È una lettura, poi magari mi sbaglio e sarà lieto di correggermi.

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie