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mercoledì 30 settembre 2015

Yemen: un’esplosione ha ucciso 130 partecipanti a un matrimonio

(Pubblicato su Formiche)

Un probabile bombardamento aereo ha ucciso 130 persone in Yemen, in un villaggio nei pressi della città portuale di Mocha, sul Mar Rosso. È stato colpito un banchetto nuziale: lo sposo pare fosse un uomo legato ai vertici del movimento ribelle Houthi.

Il sospetto per l’attacco è ricaduto subito sulla coalizione dei Paesi arabi guidata dall’Arabia Saudita, che sta aiutando il deposto presidente Abdrabbuh Mansour Hadi a tenere ciò che resta dello stato di fronte all’offensiva dei ribelli sciiti (filo-iraniani) houthi. Da Riad però hanno immediatamente negato ogni responsabilità.

L’Onu, i cui funzionari attraverso medici locali hanno confermato il conteggio delle vittime, ha commentato che nello Yemen la vita umana è trattata con disprezzo. Il segretario generale Ban Ki Moon ha detto che il conflitto non vede soluzioni militari e che il proseguimento delle operazioni produrrà solo un aumento di sofferenze. Da marzo ad oggi ci sono stati oltre cinquemila morti, di cui la metà civili: in più le stime delle Nazioni Unite dicono che circa l’80 per cento della popolazione locale (cioè 21 milioni di persone) ha bisogno di assistenza umanitaria, mentre già 1.5 milioni sono gli sfollati ─ un’altra tra le cause di flussi migratori, che a breve interesseranno anche l’Europa.

La situazione, nonostante l’intervento della coalizione Saudi-led che va sotto il nome di “Decisive Storm” (nome che ora suona più eufemistico che mai), non vede una via d’uscita: i vertici militari di Riad, che guidano le operazioni, hanno da tempo preparato tutto per un’azione massiccia da terra, che però ancora non è partita. Allo stesso tempo, l’intervento militare delle nazioni arabe è stato molto criticato a livello internazionale, per l’alto numero di danni collaterali e di vittime civili che ha prodotto.

Secondo fonti governative del settore sicurezza yemenita che hanno parlato con l’Associated Press, a colpire il matrimonio è stato un bombardamento fatto per «un errore». I testimoni sentiti da altri media, concordano nel dire che si sarebbe trattato di un attacco aereo, al di là delle smentite del portavoce della coalizione araba. Lo stesso pensano i funzionari contattati da AP: per il momento è impossibile capire ciò che è andato storto.

In aprile un “semi-scoop” del Wall Street Journal rivelò che gli americani stavano fornendo informazioni di intelligence all’Arabia Saudita per migliorare il targeting dei bombardamenti ─ si scrive “semi-scoop” per due ragioni: uno, è noto che sauditi e americani condividano informazioni sulle questioni regionali; due, è noto che per la caccia alla filiale locale di al Qaeda, gli Usa hanno fornito al governo yemenita grandi quantità di armamenti, e che osservano continuamente dall’alto con satelliti e droni ciò che “si muove” al suolo (i dronestrike contro leader qaedisti, infatti sono continuati anche in questi mesi di guerra civile).

Secondo il WSJ, la decisione americana di fornire quei dati a Riad, soprattutto immagini satellitari, rientrava in una sorta di aumento del coinvolgimento: ufficiosamente da Washington facevano sapere che era un modo per evitare danni collaterali e vittime civili.

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