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giovedì 3 settembre 2015

Russi in Siria

(Pubblicato su Formiche)

Da un paio di settimane si susseguono report sul nuovo avventurismo russo: andare in Siria a combattere al fianco del regime di Bashar el Assad. Dove “combattere al fianco del regime di Bashar el Assad” significa colpire non solo lo Stato islamico (nemico relativo del rais), ma pure i ribelli, il vero pericolo per la stabilità politico-dittatoriale di Damasco. Si è parlato (anche qui su Formiche, con cautela) dell’arrivo di alcuni caccia russi al servizio dell’aviazione siriana, del passaggio di mezzi corazzati, ora, da ultimo, escono notizie sulla possibilità che ci siano jet da bombardamento di Mosca in un’aeroporto della capitale siriana con tanto di piloti russi pronti a colpire.

Andiamo con ordine. Michael Weiss sul Daily Beast ha provato a fare il punto della situazione, anche attraverso alcune fonti di Washington, che finora è stata sempre molto cauta sul “nuovo” ruolo russo in Siria.

Secondo Weiss (e secondo le conferme ricevute), ci sono alcune cose vere, mentre altre lo sono meno. A partire, per esempio, dal passaggio della nave russa “Nikolai Finkelchov” attraverso il Bosforo, con a bordo camion militari e mezzi corazzati (sul ponte, poi magari c’era altro in stiva), verso una destinazione ignota nel Mediterraneo ─ pensare alla Siria è uno step successivo immediato, legittimo e possibile. Allo stesso modo, sono altrettanto innegabili le immagini pubblicate dal blog “Oryx” sul BTR-82A guidato dalla Guardia repubblicana siriana nei dintorni di di Latakia: il blindato russo è una “novità” per le forze assadiste, segno dunque di nuove spedizioni di armi. Di queste due notizie si era già scritto anche su Formiche.

Un passaggio mancante e ulteriore riguarda quello che è stato pubblicato dal canale media ufficiale della National Defence Force (la principale milizia filogovernativa siriana): in un video messo su Youtube si sentirebbe una voce russa dare istruzioni al pilota del BTR-82. Il blindato sparava, dunque o era un’esercitazione oppure c’erano advisor russi sul campo di battaglia al fianco delle forze lealiste. Non una novità assoluta: nel 2012 il ministro della Difesa russo Anatoly Serdyukov aveva ammesso la presenza di propri «consiglieri militari e tecnici» in Siria.

Un altro pezzo: a metà agosto, un sito dell’opposizione siriana, annunciava che nell’area di Latakia (la terra d’origine della famiglia Assad, difesa con ogni mezzo dal regime e sotto l’attacco della nuova coalizione di ribelli chiamata “Esercito della Conquista”), esattamente nella cittadina di Salfana, era stata dispiegata una “milizia” composta esclusivamente da russi: «L’equipaggio russo ha il compito di sovrintendere al progetto di organizzare linee difensive in modo professionale», scriveva il sito. Notizie difficili da verificare, e soprattutto non identificabili come “indipendenti”: valgono più o meno come i media pro-regime che annunciano da un po’ l’invio da parte di Mosca di soldati per sostenere Assad.

Poi c’è la storia dei caccia: non quelli forniti all’aviazione siriana, dei quali si è perso traccia (ammesso che non si trattasse di una bufala: possibile), ma di quelli che Mosca avrebbe spostato in blocco con l’equipe logistica in una base aerea vicino Damasco, la quale starebbe diventando il punto di coordinamento dei raid aerei russi in Siria ─ ufficialmente contro l’IS, ma pure contro i ribelli, si diceva. La notizia è uscita dall’israeliano Ynet lunedì, che ha spiegato che il personale russo in arrivo sarebbe composto da migliaia di unità, ufficialmente schierati in missione anti-terrorismo: una nuova fase della cooperazione bilaterale tra Russia e Iran al fianco dell’alleato siriano, scrivono gli israeliani.

Secondo quanto riportato da Fox News, nel mese di luglio il generale Qassem Suleimani (capo delle Quds Force, il comando operazioni speciali estere della Guardia rivoluzionaria iraniana e architetto della strategia militare geopolitica di Teheran) è volato a Mosca. Suleimani è sotto sanzioni Onu e non potrebbe uscire dall’Iran, ma nell’ampio scenario dell’accordo sul nucleare iraniano, il viaggetto del generale è passato più o meno in cavalleria.

Russia e Iran sostengono da tempo il regime siriano, ormai le prove sono evidenti da anni, al di là del rinvigorirsi dei flussi in queste ultime settimane. Vari analisti ritengono che in questo momento iraniani e russi stanno utilizzando il proxy della lotta allo Stato islamico, che la Casa Bianca ha definito “l’unico” interesse regionale, per attestarsi la soluzione della crisi ─ che vedrebbe più avanti una sostituzione al potere ─, tenere ancora per un po’ in vita il malconcio Assad e successivamente dividersi il bottino geopolitico siriano.

Aggiornamento: ieri, da alcuni account social riconducibili al gruppo qaedista siriano Jabhat al Nusra, sono state diffuse alcune immagini che riprendevano vari velivoli sorvolare i dintorni di Damasco. Si tratta, anche grazie alle conferme del sito specializzato The Aviationist curato dall'esperto David Cenciotti, di Su-27 Flanker, Mig 29 Fulcrum, Su-34 e un drone Pchela-1T. Tutti velivoli russi, che non risultano tra quelli in dotazione dell'Aviazione siriana. Dunque, la spedizione aerea russa, è veramente arrivata in Siria. Inoltre, il sito Flightradar24 ha tracciato diversi voli di alcuni IL76 russi per e da Damasco: si tratta di velivoli da trasporto che potrebbero aver lasciato uomini e materiali.

Nota: i caccia russi stavano sorvolando zone dove a contendere il territorio al governo non c'è lo Stato islamico.



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