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sabato 26 settembre 2015

È precipitato un drone su un’area libica dell’IS: che cosa stava guardando?

(Pubblicato su Formiche)

Un drone è precipitato ieri nell’area di al Fatayah, a sudest di Derna, sulla cosa orientale libica. Le immagini del velivolo senza pilotata sono state diffuse in rete dallo Stato islamico, che ovviamente ha dichiarato di averlo abbattuto, ma in realtà sembra molto più probabile che sia precipitato da sé ─ cosa che succede molto più spesso del previsto.

Gli esperti concordano tutti nel dire che quei rottami a terra sono di un RQ-1 Predator di fabbricazione americana. Secondo la scheda tecnica fornita dal costruttrice General Atomics all’Aeronautica Militare italiana, il velivolo può volare per 24 ore ad una distanza di 926 km dalla base di partenza, nel caso in cui sia in assetto disarmato (perché meno pesante). Il drone precipitato in Libia era senza armamenti, dunque stava compiendo una missione di osservazione.

Per conto di chi?

Secondo il giornalista del Foglio Daniele Raineri, ci possono essere quattro opzioni plausibili sulla base di partenza: «1. Sigonella in Italia; 2. il sud della Tunisia (dove gli americani hanno aperto da poco una base per i loro droni); 3. Cipro (stessa cosa, base americana); 4. il deserto egiziano al confine con la Libia». Nel primo caso il drone potrebbe essere sia italiano che americano, spiega Raineri, «nei casi numero due e tre potrebbe essere americano soltanto», mentre nel caso numero quattro «potrebbe appartenere agli Emirati Arabi Uniti». Gli emiratini sono gli unici, insieme ai sauditi, a godere del trattamento di favore con cui gli americani hanno concesso il permesso di acquistare dei Predator anche armati, in più si ricorderà che già lo scorso anno gli UAE usarono una base egiziana per lanciare missioni aeree sulla Libia contro le milizie dell’Alba.

Che cosa osserva?

Velivoli non identificati sono stati segnalati due giorni fa in volo sopra a Sirte, che attualmente rappresenta la roccaforte libica dell’IS, «la capitale fiorente dello Stato islamico libico». Sirte, la città dell’ex rais Gheddafi, si trova a diverse centinaia di chilometri dal luogo in cui è stato ritrovato il drone. Dunque è possibile che la missione di monitoraggio potesse includere due aree distinte ─ oppure era in fase di rientro. È probabile che l’attenzione più che su al Fatayah, dove si trovano i rottami, fosse centrata su Derna. È la città che è stato il luogo di attecchimento iniziale dell’IS in Libia: poi, qualche mese fa, le milizie islamiste locali hanno scacciato il gruppo fuori dalle mura per ragioni di incongruenza ideologica. Ora i baghadadisti sono nell’hinterland e meditano vendetta.

Il fatto che il drone sia precipitato ieri, dà delle indicazioni molto importanti. I tre giorni passati sono stati quelli dell’Eid al Adha, una delle più importanti festività islamiche ─ si celebra il sacrificio di Abramo, che per volere di Dio sarebbe stato pronto a sacrificare il proprio figlio Ismaele, ma poi Dio lo fermò sull’altare e gli ordinò di sostituire il figlio con un montone (la festa rappresenta la Fede estrema, la totale sottomissione a Dio al punto di sacrificargli il proprio figlio). Durante questi giorni, i musulmani si radunano in preghiera e dunque era possibile che i jihadisti si esponessero agli “occhi” dei droni per partecipare alle celebrazioni in pubblico ─ queste feste religiose, oltre che un momento di preghiera e predicazione, sono anche occasione per compiere il dawa, il proselitismo, con giochi, canti, e festeggiamenti che servono ad accaparrarsi la simpatia della popolazione locale.

Che significa?

Un drone caduto sopra un’area “controllata” dallo Stato islamico, rivela un’ineluttabile verità: sulla Libia è in corso una missione di sorveglianza. Si è sentito parlare spesso, sia tra gli analisti sia tra qualche funzionario politico, della possibilità di un intervento militare contro lo Stato islamico in Libia ─ intervento che secondo molti dovrebbe essere a trazione italiana. Per il momento però non c’è niente di concreto ed ufficiale: la situazione è in stallo, almeno fino al 20 ottobre, data in cui scadrà il mandato di governo dell’attuale esecutivo di Tobruk (quello che gode di maggiore riconoscimento internazionale). Il delegato a gestire la crisi dalle Nazioni Unite, Bernardino Leon, qualche giorno fa faceva sapere che un accordo tra i cirenaici e Tripoli (l’altro pseudo-governo libico) era vicino, ma poi all’ultimo momento tutto è saltato ─ qualcuno ha ironizzato che, sì c’era l’accordo, ma il problema era che nessuna delle parti in causa ne aveva preso visione. Intanto, il 20 settembre è scaduto il mandato di Leon senza nessuna firma tra i due pseudo-esecutivi, e anzi, Tobruk dopo una riunione del consiglio di guerra in questi giorni ha dato il via a una nuova operazione militare contro le milizie tripolitane che ha preso il nome di “Destino” (prima si chiamava “Dignità”), comandata sempre dal “generale freelance” Khalifa Haftar.

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