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mercoledì 19 agosto 2015

La Russia invia dei caccia al regime siriano

(Pubblicato su Formiche)

Il governo siriano ha ricevuto sei Mig-31 Foxhound dalla Russia come conclusione di un accordo siglato nel 2007, riporta l’agenzia di stampa turca BGN News (sarebbero arrivati tra il 18 e il 16 agosto alla Mezze Airbase, situata nell’aeroporto internazionale di Damasco: dietro a questi è atterrato anche un An-124 Condor, gigante da trasporto carico di missili anticarro, rilanciano le fonti di Debka File).

Non ci sono stati ancora commenti ufficiali, né da parte russa né dai portavoce del presidente siriano Bashar el Assad. La notizia dunque non è ancora confermabile. E forse c’è cautela, dopo che la storia era finita nel ciclone mediatico anni fa, quando ne parlò Alexei Fyodorov, direttore generale di OAK (traslitterazione di Objedinjennaja Aviastroitjelnaja Korporatsija), agglomerato di aziende aerospaziali russe creato dal governo nel 2006 ─ Fyodorov disse di una commessa di otto velivoli da spedire a Damasco. Anni dopo dai vertici di Rosoboronexport, l’azienda statale che si occupa dell’esportazione di armamenti, si negò l’affare definendolo «una bufala giornalistica».

I Mig-31 sono caccia intercettori degli anni ’80 (per chi ricorda “Firefox – Volpe di fuoco” di Clint Eastwood, il maggiore M. Grant nel film deve rubare un prototipo di Mig-31, molto estremizzato e cinematografato nelle prestazioni). La Russia ne ha ancora in attività oltre duecento, che adesso sono sottoposti ad aggiornamento. Oltre Mosca, soltanto il Kazakistan utilizza ancora questi aerei.

Diversi analisti, tra cui il sito Jane’s specializzato in intelligence e Difesa, concordano che questi velivoli non contribuirebbero a un ulteriore rafforzamento militare del regime. Però è vero che Damasco sta perdendo terreno, e sta già utilizzando sempre più spesso le forze aeree per colpire i ribelli. (E dunque altri sei aerei, sarebbero apparecchi in più). Domenica scorsa le forze governative hanno bombardato il mercato principale di Douma, un quartiere di Damasco con alta concentrazione di ribelli. Hanno colpito durante l’ora di punta: è stata una strage di civili. In molti pensano che sia stata una rappresaglia voluta da Assad in seguito alla perdita del controllo della base militare di Harasta (conquistata dai ribelli dell’Esercito dell’Islam, macro-formazione protagonista negli ultimi mesi di diverse offensive vittoriose). Harasta, come Douma, sono parte dell’ampio rif della capitale: territori dove per ragioni di sopravvivenza il regime non può permettersi di arretrare, e allora siccome a terra non ottiene buoni risultati preferisce colpire dall’alto (dove la forza aerea è prerogativa) e punire i civili.

Al di là del lato tecnico militare, comunque c’è anche quello diplomatico: se le informazioni dovessero essere vere, la Russia confermerebbe il suo sostegno al regime siriano (nonostante avesse dato segni di apertura collaborando sul panel di indagine Onu sul perpetrato uso delle armi chimiche nel conflitto). Mosca non solo fornirebbe un contrafforte ad Assad, ma aumentandone la capacità militare permetterebbe a Damasco di resistere e allungare la guerra, in netta contrapposizione con le volontà di regime change fatte intravedere dall’Iran ─ memento: quando la scorsa settimana è stato siglato un cessate il fuoco provvisorio a Zabadani, vicino Damasco, sono stati direttamente gli iraniani a negoziare con i ribelli (per essere chiari su chi comanda a Damasco?).

Secondo alcuni osservatori, inoltre, l’ordine dell’invio dovrebbe essere necessariamente passato per il via libera del presidente Vladimir Putin. Per questo potrebbe sembrare una chiara risposta (anche con un pareggiamento numerico) all’invio dei sei F-16 americani alla base aerea turca di Incirlik del 9 agosto. C’è la questione della buffer zone al confine turco-siriano, una richiesta di Ankara, sulla quale Washington è spesso uscito in modo ambiguo: sì, no, sni, forse. Mosca invece sembra avere le idee chiare: fornisce caccia intercettori al regime siriano, cioè a coloro che dovrebbero essere interdetti in quella zona di sicurezza (insieme ai combattenti dello Stato islamico). I Mig-31 non saranno il massimo e potrebbero essere rapidamente spazzati via dalla potenza della Coalizione internazionale, vero; però Putin con l’invio sembra lanciare un messaggio chiaro: non siamo d’accordo con la zona cuscinetto turco-americana e stiamo provando a farvi paura.


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