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venerdì 7 agosto 2015

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vuole beccare chi lancia le bombe al cloro in Siria

(Pubblicato su Formiche)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota una risoluzione per punire chi in Siria sta usando le bombe al cloro. Il panel che verrà istituito, si dovrà occupare di indagare ed identificare gli individui, gli enti, i gruppi o i governi che sono responsabili come autori, organizzatori o mandanti della perpetrazione degli attacchi chimici sul suolo siriano.

È la prima volta che viene dato mandato ad un organismo dell’Onu di cercare i colpevoli di questo genere di azioni. L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, braccio operativo delle Nazioni Unite con sede all’Aja e nota come Opcw (quella che si è occupata dellosmantellamento dell’arsenale chimico del governo siriano), aveva già in precedenza segnalato più volte l’uso del cloro da parte degli attori del conflitto siriano. Ma non aveva mai dato indicazione esplicite sugli autori. Sebbene diverse organizzazioni umanitarie hanno raccolto chiare evidenze sul come sia prassi comune il lancio di barrel bomb con attaccati serbatoi di cloro da parte degli elicotteri del governo (nota: solo il governo possiede mezzi aerei, dunque sul chi sono i colpevoli di questi lanci non ci sono dubbi), ci sono state documentazioni sul possibile uso di agenti chimici come il cloro in ordigni improvvisati costruiti dai ribelli islamisti.

Il cloro, non fa parte delle sostanze proibite dalle convenzioni, in quanto è un elemento che ha diversi usi anche in ambiti civili. Tuttavia, l’utilizzo come armamento è proibito e considerato un crimine di guerra. Provoca intossicazione e gravi problematiche respiratorie (soprattutto in anziani, bambini e malati): le esplosioni di ordigni al cloro sono piuttosto distinguibili per il colore arancione del fumo prodotto.

Il raggiungimento della risoluzione del Consiglio di Sicurezza è stato possibile grazie alla collaborazione tra gli Stati Uniti, i promotori, e la Russia. I due Paesi, oltre ad avere rapporti lesi dalla crisi ucraina, hanno anche posizioni piuttosto diverse sulla questione siriana. La Russia è da sempre uno sponsor del regime del presidente Bashar al Assad ─ un rapporto storico, quello tra Mosca e Damasco, che serve ai primi per allungare la mano in Medio Oriente e ai secondi per assicurarsi l’appoggio di una delle superpotenze mondiali. La Russia è da tempo l’unico credito diplomatico della Siria ─ ora, dopo il deal sul nucleare iraniano e la riqualificazione internazionale di Teheran, anche gli ayatollah rivestono questo ruolo nei circoli diplomatici, uscendo dal sostegno sottotraccia fornito durante questi anni.

È grazie alla mediazione russa se gli Stati Uniti non hanno attaccato Damasco, dopo l’abominio dei bombardamenti al sarin di due anni fa.

In quell’occasione la diplomazia russa stese le carte per raggiungere un accordo sullo smaltimento delle armi chimiche siriane ─ l’operazione riuscì, sebbene ci sono alcune inchieste che dimostrano che una parte di materiale è stato nascosto ai controlli e non consegnato all’Opcw. Ora, sempre grazie a Mosca, si mette in piedi un altro meccanismo di indagine per scoprire gli autori di questi nuovi attacchi chimici (meno convenzionali, ma lo stesso brutali). È solo che la responsabilità del regime siriano nell’uso di barrel bomb al cloro è praticamente comprovata: e una volta attestata la colpa dall’apposito panel Onu, come si procederà? La Russia lascerà perseguire Damasco per crimini di guerra?

(È forse questo un primo passaggio per destabilizzare Assad, e iniziare un processo di detronizzazione e sostituzione del rais con il consenso di uno dei suoi principali sponsor? D’altronde l’avvio di una “soluzione diplomatica alla crisi”, con da vettore l’impegno russo, è quello che Washington ha più volte invocato).

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