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lunedì 24 agosto 2015

Duecento uomini di Boko Haram al fianco dell’IS in Libia (con calma)

(Pubblicato su Formiche)

Ci sarebbero tra ottanta e duecento combattenti di Boko Haram a Sirte (Libia). Gli uomini del gruppo islamista nigeriano, sarebbero andati a dar man forte allo Stato islamico in Libia. Lo ha scritto l’analista indipendente Jacob Zenn, specializzato in questioni africane, in un paper per la Jamestown Foundation di Washington (istituto di ricerca e analisi strategica).

Le forze di sicurezza algerine, ritengono che gli uomini di Boko Haram si siano uniti ai militanti del nord del Niger, scrive Zenn ─ che per il suo lavoro ha raccolto informazioni sul campo. E spiega che l’apertura di rotte di migrazione dalla Nigeria attraverso il Niger orientale per arrivare in Libia, rende il viaggio abbastanza semplice, e non è certo un problema per lo Stato islamico pagare trafficanti per il trasporto di militanti e armi lungo queste vie.

Il 7 marzo del 2015 il leader di Boko Haram Abu Bakr Shekau s’era impegnato nella baya al Califfo Baghdadi: il giuramento di fedeltà, che arrivava dopo una serie di segnali di avvicinamento tra le due organizzazioni (e i corteggiamenti di Shekau), fu ufficialmente accettato circa una settimana dopo attraverso un audio del portavoce dello Stato islamico Mohammed al Adnani, in cui si annunciava anche l’allargamento dell’interesse del Califfato all’Africa. Da quel momento il gruppo di Shekau ha avuto un re-brand in Wilayat Africa Occidentale dello Stato islamico: la più grande in termini di uomini, superficie di territorio controllato e capacità operativa, delle province dell’IS.

Zenn inquadra la migrazione di alcuni combattenti nigeriani verso nord e verso la Libia, come una delle risposte che (l’ex) Boko Haram ha dato all’offensiva militare partita quasi contemporaneamente alla baya e, lanciata dalle forze congiunte di Niger, Ciad e Camerun.

Il Califfo, in nome della Umma, la comunità internazionale di tutti i fedeli, ha travalicato il concetto di confini nazionali e si espande su vari fronti (tatamadad). Quello nordafricano sta diventando fortemente attivo, e anche se ancora numericamente in minoranza rispetto alle altre milizie che combattono la guerra civile libica, i militanti cominciano già a definire Sirte la terza capitale dello Stato islamico (dopo Raqqa in Siria, e Mosul in Iraq). La diffusione mediatica della Wilayat dell’Africa occidentale potrebbe sostituire nel cuore dei proseliti al Qaeda, che finora è stata il collettore entro cui sono confluite tutte le istanze islamiche radicali regionali: questo ammesso che i vari leader estremisti locali, ciaddani, nigerini, etc, accettino il Califfato (per gli altri c’è ancora ciò che resta di qaedista in al Maraboutin del redivivo Mokhtar Belmokhtar).

Se le informazioni riportate da Zenn saranno confermate, ci saranno di certo degli sviluppi e delle dichiarazioni diffuse attraverso i sistemi mediatici dello Stato islamico.


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