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mercoledì 8 luglio 2015

Riecco i ribelli siriani addestrati dagli USA

(Pubblicato su Formiche)

Nelle prossime settimane l’esercito americano invierà la prima classe di ribelli addestrati a combattere in Siria, lo ha rivelato una fonte del Pentagono al Washington Post. La forza locale, con training americano (e alleato), sarà composta da 100 uomini, che stanno ultimando la formazione in Turchia e dovrebbero essere operativi entro la fine dell’estate.

Quello del Washington Post potrebbe essere considerato uno scoop, se non fosse che “i ribelli moderati addestrati dagli Stati Uniti” sono un tormentone che va avanti da anni, ma che a tutti gli effetti è restato da sempre un’entità eterea nel conflitto. Ora dall’esercito americano fanno sapere che saranno pronti “cento uomini” e che saranno operativi “entro la fine dell’estate”: sembra una barzelletta secondo diversi analisti. Sia perché il numero è basso, ed è ancora più basso quello che circola ufficialmente tra gli osservatori: sessanta, non di più ─ e pensare che l’intero programma prevede la formazione per 5400 ribelli moderati. Sia perché entro la fine dell’estate significa rimandare ancora di diverse settimane l’inserimento nel teatro di guerra di questi che a tutti gli effetti dovrebbero essere i “boots on the ground” della Coalizione internazionale che sta combattendo lo Stato islamico ─ cioè dovrebbero ricevere supporto aereo e allo stesso tempo dare indicazioni dal campo per il targeting degli airstrike, acquisire intelligence, logistica e coordinazione.

In questo momento, con il programma di formazione di questi combattenti che è praticamente giunto al termine, sembra che il problema da risolvere è come effettuare il reinserimento all’interno di un fronte caldo. Cioè, sia come farlo dal punto di vista pratico (trasporto con elicotteri e Osprey o via terra?), sia quale zona di guerra attiva scegliere (probabilmente il nord siriano). Si va a rilento, mentre restano in piedi tutti i dubbi sull’effettiva efficacia del programma all’interno dell’affollata guerra siriana.

«Pensiamo che il programma avrà successo a lungo termine perché diamo loro un vantaggio qualitativo» ha detto il funzionario anonimo fonte del WaPo. E il riferimento è alle abilità di combattimento e alle armi che avranno in dotazione dopo il training questi ribelli US-backed. Praticamente si spera di fare quello che sta facendo il presidente siriano Bashar al Assad con Hezbollah, il gruppo libanese che l’Iran ha messo a disposizione dall’altro lato del fronte, proprio per combattere quei ribelli moderati. (Sì, l’Iran mette a disposizioni le proprie milizie regionali per combattere i ribelli che gli Stati Uniti e gli alleati occidentali stanno addestrando; sì, si tratta dello stesso Iran che in questi giorni sta concludendo l’accordo sul ridimensionamento del proprio programma nucleare e trattando una riqualificazione diplomatica da parte di Washington e alleati ─ una tavolo negoziale che proroga continuamente le scadenze, esattamente come il Pentagono rimanda l’invio dei ribelli addestrati sul suolo siriano. Ma questa è un’altra storia, forse). Del “modello-Hezbollah”, si diceva: pochi combattenti, ma ben addestrati e ben armati, con un buon supporto logistico, che possono cambiare le sorti del conflitto ─ su questo puntano gli USA.

Sullo sfondo dei rallentamenti, diverse questioni. La prima, riguarda le cattive condizioni di salute, dovute ai lunghi e durissimi anni di guerra, di molti dei candidati a partecipare al programma: gli advisor americani hanno dovuto valutare anche questo nello scegliere chi dei ribelli formare. Un altro aspetto è l’età: sembra che alcuni degli autocandidati, fossero minorenni, scartati per ovvie ragioni. E poi c’è la questione principale, e cioè individuare di chi fidarsi realmente. Il panorama del conflitto siriano è molto frastagliato, e anche tra i gruppi più moderati ce ne sono alcuni che mantengono posizioni islamiste, e altri che poi con il passare del tempo si sono uniti alle milizie più estremiste. Per questo gli USA non vogliono correre rischi di fornire addestramento, armamenti e intell a elementi che poi potrebbero cambiare casacca e utilizzare quella formazione al fianco dell’IS.

Poi c’è il grosso problema del combattere Assad: per quel che si sa le regole di ingaggio del programma di formazione, prevedono che i ribelli siriani combattano soltanto lo Stato islamico. Non ci si concentrerà sul regime di Damasco, che anzi sembra che piano piano stia acquisendo spazio ─ in modo non dichiarato ufficialmente ─ come spalla nella lotta al Califfo. Aspetto che aveva già fatto storcere il naso a diversi gruppi di ribelli moderati, che invece avevano iniziato la propria rivoluzione contro il dittatore Bashar (per quello che ha senso ancora parlare di “rivoluzione” in Siria).


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