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martedì 14 luglio 2015

La rete con cui Putin trolla il mondo

(Pubblicato su Formiche)

Lawrence Alexander, esperto di analisi web e di Open Source Intelligence (OSINT) ha pubblicato un’inchiesta sul sito Global Voice Online in cui ha ricostruito una fitta rete di siti che costituiscono l’area grigia della propaganda del Cremlino. All’inchiesta ha collaborato anche Aric Toler, analista di bellingat.com che insieme al famoso blogger Eliot Higgins (analista del conflitto siriano attraverso le condivisioni sui social network dei combattenti) ha redatto il report “Hiding in Plain Sight” con cui l’Atlantic Council ha tracciato lo spostamento di diversi soldati russi nel teatro di battaglia ucraino.

Alexander si è mosso all’interno di sistemi open source, iniziando tutto dall’analisi di alcuni numeri unici di identificazione (UA) di Google Analytics, lo strumento di Google che permette la gestione contemporanea di diversi siti web ─ statistiche sui visitatori, sul loro paese di provenienza, sul browser, sul sistema operativo utilizzato e via dicendo. Partendo dall’UA di uno dei siti analizzati, ha scoperto che c’erano agganciati insieme un’altra serie di siti, a creare una rete di oltre trenta.

Tutti pubblicano materiale di carattere propagandistico pro-Cremlino e pro-Putin. Le differenze stanno nei contenuti, e a volte nei toni. Ci sono siti che pubblicano continuamente meme in cui il presidente Vladimir Putin è dipinto come un paladino della giustizia globale, e altri che ridicolizzano l’Occidente. Alcuni siti, invece, hanno una linea più moderata, almeno apparentemente: partano per esempio dal costruire una finta informazione attorno a quello che succede in Ucraina, alcuni sono scritti come se fossero un diario di sfogo e pentimento di un ex rivoltosi di piazza Maidan (maidanreload.com). Uno di questi siti, invece si chiamasyriainform.com, e racconta il conflitto siriano con dialettica anti-USA e pro-Assad ─ la Siria è storicamente il braccio lungo russo in Medio Oriente, e Putin sostiene il regime di Damasco fin dall’inizio della rivoluzione.

Ad aprile anche Radio Free Europe / Radio Liberty si era chiesta da dove venissero quei memelanciati in rete in russo, con cui vengono diffamati e ridicolizzati i leader occidentali ─ molti sono a sfondo razzista, spesso Obama è accompagnato da banane o in forma di scimmia caricaturale; in un’altra immagine piuttosto famosa, il presidente ucraino Petro Poroshenko “vestito in lingerie da donna” chatta via webcam con Obama. RFE/RL aveva scoperto che quasi tutti i contenuti partivano da un unico sito web: вштабе.рф (che tradotto significa più o meno “quartier generale”) ─ вштабе.рф è stato il sito da cui è partita l’analisi di Alexander. Da lì, poi inizia la diffusione virale.

Ad occuparsene sono decine di impiegati a libro paga del governo, che operano da un anonimo edificio di San Pietroburgo. Raccontava il reporter del Guardian Shaun Walker, che è riuscito ad intervistare due di questi impiegati a patto di anonimato sempre in aprile, che questo «esercito di troll» lavora ventiquattrore su ventiquattro per inondare internet della propaganda russa ─ e non ci sarebbero solo i meme e il trolling, ma anche vere e proprie costruzioni di notizie ad appoggiare “più seriamente” la narrativa. Poco meno di 800 dollari al mese, senza nessun contratto: l’unica firma su un documento di non divulgazione delle propria attività. Ogni mattina ricevevano espliciti compiti: chi scriveva i post politici andava sotto dettatura, mentre altri avevano il compito di invadere i forum.

Come sosteneva uno degli intervistati dal Guardian, per i giovani che sono cresciuti con Internet, è facile individuare troll e propaganda, ma per le generazioni più anziane che hanno un rapporto con il web ancora zoppicante, è molto più difficile comprendere la presenza di informazioni deviate: su questo si basa la macchina del consenso di Putin.


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