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sabato 13 giugno 2015

Ucraina fai la guerra col crowdfunding

(Pubblicato su Formiche)

Sono ufficialmente travestiti da gruppi umanitari russi, ma in realtà si tratta di entità che appoggiano esplicitamente l’insurrezione armata in Ucraina e che raccolgono fondi per fornire armamenti moderni ai ribelli separatisti, da usare contro l’esercito regolare ucraino. E se ne vantano pure: Novorossiya Humanitarian Battalion, uno di questi gruppi, pubblicizza il fatto che con i fondi raccolti dal suo sito web, è stato possibile fornire a un gruppo di ribelli un paio di binocoli, fondamentali per l’individuazione e la distruzione di un blindato di Kiev.

Secondo un’inchiesta del New York Times, ce ne sarebbero almeno una dozzina di queste organizzazioni (Save The Donbass, Veche, per dirne altre due) che stanno reagendo con mutevolezza alle sanzioni, e che si muovono con l’approvazione tacita del governo russo. La pubblicità avviene prevalentemente sui social network, i soldi viaggiano anche da conti privati delle banche statali russe come Sberbank. Il sistema di terminali di pagamento utilizzato all’interno della Russia è QIWI (società russa di pagamento virtuale con sede a Cipro, negoziata al Nasdaq e affiliata a VISA dal 2012, molto usata anche per la non richiesta di identificazione nelle transazioni), mentre per i soldi che arrivano dall’estero ci sono i classici Western Union e Paypal ─ la società californiana ora di proprietà di Ebay, non è la prima volta che finisce invischiata in vicende del genere: recentemente ha pagato una sanzione di 7.7 milioni di dollari al dipartimento del Tesoro americano, perché i suoi account avevano permesso di veicolare soldi in Iran, Sudan e Cuba.

Secondo quanto dichiarato nei messaggi dei gruppi stessi, e riportato dal NyTimes, l’intera rete avrebbe ottenuto fondi per diversi milioni di euro. I nodi di questa rete sono rappresentati da un ex ufficiale dell’intelligence russa, noto con il nome di battaglia Igor Strelkov, uomo che ha avuto un ruolo centrale nell’insurrezione ucraina, ma adesso sta concentrando le sue energie in un’iniziativa ultra-nazionalista contro il Cremlino. Secondo il Guardian sono proprio i nazionalisti, ancor più dei liberali, la vera minaccia al potere del presidente Validmir Putin: «Strelkov sa che ci sarà una crisi di governo e in quella inevitabile guerra civile vuole guidare le forze patriottiche e diventare dittatore di quello che rimarrà della Russia», ha detto al Guardian Alexander Borodai, leader russo dei ribelli Donbass più “filo-governativo”. Tra questi, con un ruolo nel fundraising pro-ribelli, c’è pure il personaggio simbolo dell’opposizione nazionalista (“moderata”) a Mosca: Eduard Limonov (nella foto mentre partecipa la funerale di un separatista a Debaltseve). LImonov guida il Partito nazional-bolscevico (NBP), che teorizza l’idea di uno stato che raccolga Europa, Russia e Asia Centrale sotto il dominio russo, «i cui seguaci neo-nazionalisti hanno sostenuto l’espansione territoriale in regioni etnicamente russe con molto più vigore del Cremlino di Putin» scrive il Nyt. Altro ruolo importante nell’organizzazione e nella gestione dei fondi raccolti ce l’ha l’ex “ministro degli Esteri” dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Yekaterina Gubareva, e suo marito, Pavel ─ ucraino di etnia russa, è uno dei leader separatisti più importanti nell’area. La coppia sarebbe dietro al Novorossiya Humanitarian Battalion, che a maggio dello scorso anno aveva fatto sapere di aver raccolto oltre 200 mila dollari, e che ha indicato ai donatori l’esatta unità combattente a cui i soldi stanno andando: si tratta di una batteria di mortaio dei separatisti che prende il nome di “Buratino” (una specie di Pinocchio russo ─ quella dei binocoli, ed evidentemente di varie altre forniture.

L’idea che accomuna questi personaggi, è l’istituzione di una regione fedele alla Russia ─ che si chiami Donbass o Novorossiya, sarà una questione successiva. Il governo di Putin, che disciplina in modo ferreo le organizzazioni non governative per tenere sempre sotto controllo l’opposizione politica, stavolta ha fatto ben poco per fermare la raccolta di fondi ─ e ha pragmaticamente sfruttato la situazione. In una recente dichiarazione, il capo del Servizio federale russo per il monitoraggio finanziario, Yuri A. Chikhanchin, ha detto che la sua agenzia aveva «congelato 3.500 conti bancari sospettati di sostenere le organizzazioni terroristiche». Il punto è che i combattenti in Ucraina orientale, non sono tra i gruppi che la Russia ha designato come terroristici.

Le sanzioni occidentali, efficaci in altri settori, non sono riuscite a tenere il passo con la rapida mutevolezza di questi gruppi. Novorossiya Movement, guidato da Strelkov, da quando è stato inserito nelle liste nere europee, ha chiesto esplicitamente di dirottare i fondi a un altro gruppo affiliato, che non era oggetto (ancora) di provvedimenti, ma che è stato successivamente sanzionato. Di rimando in rimando verso altri gruppi, finché, decisione diffusa nel corso di questo mese, le informazioni sui trasferimenti di fondi verranno fornite in privato via mail direttamente ai donatori.


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