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lunedì 8 giugno 2015

Al Qaeda è sempre al Qaeda (altroché mainstreaming)

(Pubblicato su Formiche)

«Sia chiaro che al Nusra non ha nessuna intenzione di rompere il legame con al Qaeda, per ora» ha scritto Bill Roggio, analista del think tank conservatore Foundation for Defense of Democracies di Washington e editor del sito Long War Journal. Il riferimento va a una notizia che circolava un paio di mesi fa: voci che dicevano di un solenne taglio del cordone ombelicale che tiene legata l’affiliazione siriana alla base centrale, ma era una bufala.

Contestualizzate temporalmente, le parole di Roggio arrivano dopo che la rete più seguita del mondo arabo, Al Jazeera, ha trasmesso (mercoledì 3 giugno) il secondo ed ultimo pezzo dell’intervista del giornalista egiziano Ahmed Mansour ad Abu Mohammed al Joulani, che di al Qaeda in Siria è il capo ─ o se si preferisce, è il leader della Jabhat al Nusra. Da tempo si sta parlando del tentativo del Qatar, soprattutto attraverso il suo network Tv, di rendere “mainstream” la fazione qaedista dei ribelli siriani. Per capirci, l’intervista è stata preceduta da un video che parlava della potenza militare di JN (che effettivamente è molto consistente: JN svolge un ruolo di primissimo piano nella coalizione Jaysh al Fatah che sta guadagnando territori nel nord siriano, a quanto sembra anche con aiuti turchi, sauditi e qatarioti). Si mostravano immagini e montaggi ben confezionati e commenti molto poco critici ─ come d’altronde poco critica è stata l’intervista a Joulani ─ sull’attività del gruppo: non bisogna dimenticarci, che si tratta di una branca della più temuta organizzazione terroristica a livello globale. Aaron Zelin del Washington Institute, curatore del sito Jihadology, s’è chiesto (ironicamente) se Al Jazeera sta diventando la rete al Manar della Jabhat al Nusra ─ nota per i meno avvezzi: al Manar è la rete libanese che trasmette H24 la propaganda di Hezbollah.

Il tentativo di rendere accettabile all’opinione pubblica (il “mainstreaming”) il gruppo di Joulani, è frutto di una necessità. Il Qatar ha interessi nel rovesciare Assad, e sa che tra i ribelli cavalcabili (cioè tutti per loro, escluso lo Stato islamico), la Brigata al Nusra è quella militarmente più consistente: gli altri, i moderati, quasi non esistono più. Dunque ha necessità di rendere anche gli intoccabili qaedisti potabili agli occhi del mondo, per poter giustificare eventuali flussi di aiuti. Anche perché il Qatar, sebbene viva questo genere di controversie, è partner militare e commerciale di diversi Paesi occidentali. Ecco perché secondo molti osservatori più che una documentazione giornalistica, quella di Al Jazeera è una linea politica ─ per esempio esiste una regola redazionale per cui non si può mai pronunciare la parola “terroristi” in riferimento a JN.

Al di là dell’efficacia in battaglia, i problemi però restano tutti in piedi: perché al Qaeda è sempre al Qaeda, e non cambierà certo con un’operazione mediatica creata nel tentativo di far passare il gruppo di Joulani sotto una luce positiva ─ tra questi tentativi c’è anche la continua sottolineatura dell’inimicizia con l’IS, come a dover dire che JN è più moderata. Tra l’altro il leader nell’intervista è stato chiaro: mentre ringraziava Allah per aver ereditato questo jihad dalla storia, ha spiegato che la missione del suo gruppo è comunque quella di creare in Siria un governo islamico secondo l’interpretazione qaedista della sharia e di trasformare i suoi combattenti nell’esercito del nuovo stato.

Il mainstreaming mediatico che Al Jazeera cerca di costruire, si affianca a un’attività che già da diverso tempo al Qaeda sta chiedendo alle sue realtà affiliate. L’obiettivo è quello di far passare l’organizzazione come “meno spietata” dello Stato islamico, con il fine di accattivarsi più facilmente il consenso delle popolazioni locali. Questo sta avvenendo in Siria, dove la Jabhat al Nusra ha creato spesso alleanze puntuali con i gruppi ribelli anche moderati, e sta avvenendo pure in Yemen, dove i qaedisti della temutissima filiale locale (quella a cui Zawahiri ha affidato il compito delle operazioni internazionali), stanno pian piano prendendo terreno, accaparrandosi il consenso dei sunniti, approfittando del caos e del vuoto di potere procurati dall’insurrezione Houthi.

Nusra ha iniziato ad acquisire territorio significativo nel nord della Siria l’anno scorso, scansando vari gruppi di ribelli moderati che avevano perso popolarità a causa di corruzione interna e inefficienza. Così molti locali hanno cominciato a vedere Nusra, composto prevalentemente da combattenti siriani, come l’alleato più onesto e potente contro le forze di Assad.

L’amministrazione Obama sta ufficialmente guardando con allarme la crescente influenza di Nusra, ma è quasi impotente, perché bombardare JN significherebbe di fatto fare un dispetto all’opposizione siriana. Allo stesso tempo, in queste ultime ore arrivano dalla Siria informazioni al limite del paradossale. I raid della coalizione US-led avrebbero colpito posizioni dell’IS in aree nei dintorni di Aleppo. In quelle stesse zone le forze del Califfo stanno combattendo al Nusra per il controllo del territorio. Altroché mainstream mediatico, altroché riqualificazione per i consensi: se fosse confermato si tratterebbe di qualcosa di più, in pratica si potrebbe parlare di una copertura aerea concessa dall’aviazione americana ai ribelli qaedisti siriani. Ma questa, ancora, è solo un provocazione.


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