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sabato 23 maggio 2015

La Turchia ha fornito armi ai ribelli siriani (pure a quelli cattivi)

(Pubblicato su Formiche)

La Reuters ha pubblicato un’inchiesta esclusiva, secondo cui la Turchia avrebbe fornito armi ai ribelli siriani tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Le fonti dell’agenzia britannica sarebbero due procuratori turchi e alcune gole profonde tra i militari.

La fretta di Ankara nel vedere rovesciato il regime del presidente siriano Bashar al Assad è stata cattiva consigliera (a voler essere privi di malizia), e alcune di quelle armi sono finite in mani poco sicure, perfino a fazioni che poi sono confluite con i gruppi jihadisti più estremisti. Da tempo c’erano sospetti, sempre smentiti ufficialmente dal governo turco, che ha continuamente negato di aver passato armi ai ribelli radicali ─ la Turchia è un paese Nato, e questo mette in difficoltà l’intera coalizione.

Gli armamenti (parti di razzi, munizioni e proiettili da mortaio semilavorati e pronti per essere confezionati in loco), sarebbero stati portati oltre confine con tre camion sotto la direzione di uomini del MIT, Millî İstihbarat Teşkilâtı, l’Organizzazione di informazione nazionale, tradotto l’intelligence turca. Durante i viaggi, ci sarebbero stati anche scontri fisici tra i funzionari dei servizi e alcuni poliziotti che avevano bloccato i mezzi. I pubblici ministeri ─ Ozcan Sisman e Aziz Takci, i testimoni della Reuters ─ che dopo una soffiata avevano ordinato la ricerca del primo camion (alla fine bloccato ad Adana, verso il confine siriano) sono stati messi sotto inchiesta con un’accusa simile al’abuso di potere, tradimento di segreti di stato e fornire aiuto ai gruppi terroristici. Una trentina degli agenti impegnati nelle ricerche sono stati accusati anche loro di spionaggio militare e tentativo di rovesciare il governo.

Secondo il presidente Erdogan, i pubblici ministeri che hanno indagato sulle operazioni del MIT ─ che ha definito «aiuti ai Turkmeni» ─ erano elementi di quello “stato parallelo” composto dai suoi nemici politici che mirano a farlo fuori (inutile dire che uscite propagandistiche del genere, non sono nuove con Erdie).

Ai tempi della vicenda, la parte siriana del confine della provincia di Hatay, era controllata dai ribelli di Ahrar al Sham, islamisti jihadisti. In un ordine d’arresto emesso contro l’autista di uno dei camion, dopo che un’indagine della polizia lo aveva identificato, i giornalisti della Reutershanno letto che si parlava esplicitamente di «trasporto di armi verso un campo utilizzato dall’organizzazione terroristica al Qaeda sul confine siriano». Un altro autista avrebbe raccontato all’agenzia britannica che viaggi simili non erano un’eccezione: anche in questo momento, secondo quanto scritto dal Washington Post, la Turchia, insieme a Qatar e Arabia Saudita, sta inviando aiuti alla coalizione di ribelli che prende il nome di Jaysh al Fatah, Esercito della Conquista, che ha portato avanti la vittoriosa offensiva su Idlib, nord siriano. La catena di comando del grande gruppo, è affidata ad al Nusra, la filiale qaedista in Siria.


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