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giovedì 21 maggio 2015

La Germania ha già avviato il piano Mogherini sui migranti

(Pubblicato su Formiche)

Succede spesso così: l’Europa pensa a delle regole che la Germania sta già applicando (Dio non voglia che ci sentano gli antimerkelisti di mestiere, dunque spiegarsi è d’obbligo, anche se forse è pure peggio). Secondo quanto scrive Bild, le navi tedesche che pattugliano il Mediterraneo ─ il rifornitore “Berlin” e la fregata di ultima generazione “Hessen” ─ hanno affondato quattro gommoni e una barca in legno degli scafisti, dopo aver tratto a bordo i profughi. Le azioni si riferiscono ai giorni successivi al 5 maggio (dunque molto recenti) e hanno come ragione ufficiale che quelle imbarcazioni sarebbero potute risultare pericolose per gli altri natanti, oppure essere causa di falsi allarmi (magari un’imbarcazione che passava di lì poteva scorgerle e credere che avevano bisogno di aiuto, e invece erano vuote). I migranti sono stati soccorsi ─ li hanno fatti dormire all’addiaccio sul ponte, proteggendoli con delle pensiline ─ e poi trasportati ai porti italiani. In un video su Youtube girato da un utente che si chiama “reggioinsedephotos“, si vede la “Berlin” che scarica i migranti al porto di Reggio Calabria: il video è datato 9 maggio, non è una fonte certa, ma con il beneficio del dubbio è presumibile che sia legato a quelle operazioni.

Dunque i tedeschi hanno intercettato le imbarcazioni degli scafisti, le hanno bloccate e, dopo aver messo in salvo i migranti, le hanno affondante; infine hanno conferito le persone tratte in salvo all’Italia. L’azione tedesca potrebbe diventare prassi, e sarebbe una specie di fallimento del piano-Mogherini, perché la missione UE ufficialmente doveva avere un doppio profilo, quello umanitario e quello militare. Tutti sono d’accordo sull’aspetto militare ─ colpire il “business model”, così è stato definito più volte, dei mercanti di uomini ─ ma pochi ne vogliono sapere dell’aspetto umanitario e se a questo deve sopperire solo l’Italia, è ovvio che il piano non può funzionare.

Oltre all’Inghilterra e ai Paesi dell’Est europeo, ora sulle quote dei migranti da accogliere, non sono d’accordo nemmeno la Francia e la Spagna ─ nell’idea del piano, c’è di rapportare il numero dei profughi che ogni stato UE dovrà accogliere, con le dimensioni e il Pil di quello Stato. Intervistata da Avvenire, l’Alto rappresentante per la politica Estera europea, ha detto che tutti si devono prendere le proprie responsabilità, che ci sarà possibilità di «limare» i numeri (finora espressi in percentuali), ricordando comunque che per l’approvazione basta la maggioranza “dei 28″ ─ un appello a quei Paesi che mostrano resistenze a ragionarci prima, perché se poi il piano passa, bisogna starci e zitti.

Lunedì i ministri della Difesa e degli Esteri europei si sono incontrati per discutere del piano ─ che c’è a tutti gli effetti e nella speranza di Mogherini dovrebbe ricevere l’operatività nella prossima riunione del Consiglio europeo fissata per il 22 giugno, ma ancora manca di diversi dettagli non secondari, come per esempio la copertura economica, chi mette le navi e i soldati, le regole d’ingaggio, eccetera. La linea condivisa nel testo approvato è che occorre entrare in possesso delle imbarcazioni dei contrabbandieri e distruggerle ─ e su questo la “Berlin” e la “Hessen” sono state assolutamente in linea, magari in anticipo ma in linea.

Secondo quanto scritto dal New York Times, però, dall’incontro di inizio settimana potrebbe essere arrivato un cambiamento (notano alcuni osservatori che sarebbe uno snaturamento della parte umanitaria del piano, quella che Mogherini ha sintetizzato più volte con frasi come «Chiunque non vorrà fare ritorno al paese da dove è salpato non sarà mai costretto a tornare indietro», oppure «Salviamo vite umane e ci prendiamo cura delle vite che salviamo»). «Le persone sui barconi fermati in mare saranno riaccompagnate ai porti africani di partenza» ha scritto il NyTimes.

Daniele Raineri che ne ha parlato sul Foglio, fa notare che l’espressione è «vuota e non vuol dire niente», perché rispedire al mittente i migranti, sarebbe un’operazione delicatissima e pericolosissima, che richiederebbe quanto meno un accordo con la Libia. Che però, al di là delle parole ottimiste che Mogherini ha espresso anche ultimamente ad Avvenire ─ «Voglio che questo concetto sia chiaro, anzi chiarissimo: vogliamo lavorare insieme alla Libia, non contro» ─ per il momento sta abbastanza sulle sue. Secondo PESC occorre un accordo con le autorità libiche e un’autorizzazione dell’Onu che permetta alle navi UE di lavorare anche in acque libiche (tra l’altro, sembra che l’affondamento tedesco, lì sia avvenuto). Delle due una: perché se c’è estremo ottimismo nel trovare intesa con i libici (quali non è dato saperlo, se Tripoli, Tobruk o Misurata), allora non servirebbe l’ok dell’Onu ─ che tramite il Consiglio di sicurezza dovrebbe appellarsi al Chapter 7 della Carta per dare il via libera alla missione in acque libiche.

In questi giorni è in corso un’intensa attività diplomatica che mette in relazione Bruxelles (fronte UE), New York (fronte Onu) e Tunisi, dove si trovano le rappresentanze europee che lavorano sulla Libia ─ sono lì perché in Libia non possono stare per necessità di sicurezza date dalla guerra civile. Tra l’altro, a quanto pare, si sta lavorando anche con gli stati confinanti libici, per rafforzare il lavoro preventivo. Su tutti il Niger, che ha già un buon feeling su certe operazioni al fianco di stati UE, visto l’impegno nell’operazione Barkane con la Francia: lì si dovrebbe creare un hub per bloccare alla fonte le attività dei trafficanti ─ molte delle persone si muovono dalle zone più a sud dell’Africa. Le aree desertiche e tribali di confine tra Niger e Libia, sono nodi focali dei traffici di contrabbando: rotte su cui si muove di tutti, armi, droga, persone, e via dicendo.

Anche se si trovasse un accordo con i libici ─ “con qualcuno dei”, meglio dire ─ il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, ha già fatto sapere che «prima di mandare le nostre truppe a farsi sgozzare in Libia, serve un impegno della Comunità internazionale», cioè l’egida Onu. Ma al Consiglio di sicurezza non hanno tutta questa verve sul dare il via libera: Russia e Cina vogliono certezze, perché temono che da una missione contro gli scafisti, ci si faccia sfuggire la mano e si finisca per entrare in azione in Libia ─ ché poi si sa, molti dei contrabbandieri sono legati alle milizie locali, e il passo è breve e riecco il 2011.


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