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lunedì 13 aprile 2015

Step up degli americani contro i ribelli Houthi in Yemen

(Pubblicato su Formiche)

Gli Stati Uniti aumenteranno il loro coinvolgimento nella campagna guidata dall’Arabia Saudita contro ribelli yementi Houthi ─ i sauditi sono alla testa di una coalizione che sta bombardando le postazioni dei ribelli in Yemen, e che si è configurata sotto il nome di Decisive Storm.

Sulla base di quanto scrive il Wall Street Journal, l’incremento del ruolo americano in Yemen, partirà dal pattugliamento delle coste da parte di unità della US Navy. Quelle in cui si affaccia lo Yemen, sono le acque più strategiche del Mar Arabico, segnando rotte commerciali che scendono da Suez dal Mar Rosso e vanno verso Oriente. L’Iran ha da poco schierato due unità navali, ufficialmente disposte per garantire la sicurezza nella navigazione (da Teheran dicono che non è altro che una missione di routine contro la pirateria), ma è chiaro che si tratta di un’attività di deterrenza. E c’è di più: le navi statunitensi avranno anche il compito di tenere i cargo iraniani sotto controllo, visto che da un po’ stanno girando informazioni sulla volontà di Teheran di rifornire gli Houthi con missili terra-aria.

Secondo i funzionari della Cia sentiti dal WSJ, una settimana prima dell’inizio dei raid, l’ambasciatore saudita a Washington aveva fatto avere al direttore John Brennan una lista di 100 obiettivi houthi che Riad considerava da colpire in modo prioritario. La lista era stata consegnata affinché gli americani provvedessero a fornire informazioni sul targeting, utilizzando voli di sorveglianza e analisi satellitari.

Inizialmente i voli dei droni Reaper e Predator statunitensi, si sono limitati a fornire informazioni su “no-strike-areas”, luoghi da evitare come moschee o campi profughi, ma non sono scesi approfonditamente sulla definizione degli obiettivi. I dati, secondo quanto scritto dal New York Times, vengono trasmessi a una squadra di 20 consiglieri militari, che si trovano metà a Riad e metà tra Qatar e Bahrein.

Differentemente avevano fatto i francesi: secondo il sito Intelligence Online (vicino ai servizi francesi), Hollande aveva dato ordine ai servizi segreti esterni (Dgse) e a quelli militari (Drm) di aiutare «con ogni mezzo» il governo di Riad. Non si tratta di eccezionalismo, ma ci sono interessi in ballo: i sauditi hanno ordinato sei navi da guerra (costo 1 miliardo di dollari) che saranno costruite nei cantieri francesi; ma c’è di più, perché sul tavolo c’è lo sviluppo nucleare saudita ─ un programma per concentrare il petrolio al mercato internazionale e costruire 16 reattori in vent’anni, con una gara d’appalto da 80 miliardi. La francese Areva, colosso del settore, e Edf, Electricité de France (la più grande azienda produttrice e distributrice di energia della Francia), hanno gli occhi fissi sul Medio Oriente, e dopo il flop sul primo reattore giordano (a cui partecipavano economicamente anche i sauditi), con l’appalto vinto dalla russa Rosatom e il fiasco del 2009 ancora cocente negli Emirati Arabi Uniti (quattro reattori costruiti dai sudcoreani proprio battendo Areva), i francesi vogliono spartirsi quel super contratto che i sauditi hanno messo a disposizione ─ in settimana arriverà a Riad Philippe Varin, presidente del consiglio d’amministrazione di Areva, che è stato preceduto domenica dalla visita del ministro degli Esteri Laurent Fabius.

Le informazioni che stanno passando i francesi sono molto dettagliate: si servono dell’ultra definizione dei satelliti Helios e Pleiades. «Le immagini hanno una definizione inferiore al metro e sono inviate con allegata un’analisi degli esperti di entrambi i servizi di intelligence francesi» ha spiegato Daniele Raineri sul Foglio.

La posizione contro Teheran assunta dalla Francia, non è una novità: i francesi sono stati i più severi al tavolo negoziale, e a quanto pare tutt’ora sono i più scettici sull’accordo per il nucleare iraniano. In più, stanno testando sul campo la capacità delle proprie tecnologie satellitari, con la speranza di venderne alcune ai sauditi.

Negli ultimi giorni, forse anche davanti al comportamento francese e con la necessità di rivendicare priorità su un’alleanza sgualcita dagli accordi di Losanna con l’Iran (che i sauditi considerano un nemico esistenziale), anche gli Stati Uniti avrebbero iniziato a fornire informazioni molto più dettagliate sul targeting, scrive il WSJ ─ si sarebbe creato una sorta di joint operations center tra sauditi e Pentagono, che fornirebbe ai comandanti sauditi report molto approfonditi sui siti, indicando perfino il punto esatto dove sganciare le bombe.

Ufficialmente, la scelta americana è legata all’evitare il più possibile effetti collaterali nei bombardamenti: la guerra sta degenerando, le stime sul numero dei morti civili sono già molto alte (311 secondo l’Organizzazione mondiale della sanità), a queste si aggiunge la crisi umanitaria denunciata da tempo da molte organizzazioni internazionale ─ lo Yemen è un paese povero, i combattimenti sta rendendo difficile il reperimento di medicinali e di cibo e l’attingimento ad acqua pulita.


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