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martedì 28 aprile 2015

Saggio breve sull'assurdità dei media italiani, un esempio

prima pagina del Giornale del 28/04/2015
Oggi il Giornale pubblica in prima pagina (a dx) una foto che Daniele Raineri ha postato su Twitter il 30 marzo del 2014 ─ se n'era parlato qui. Raineri è il più bravo giornalista di esteri d'Italia ed è uno tra i più competenti a livello europeo sulle questioni che riguardano lo Stato islamico e il Medio Oriente.

Nella foto si vede un cartoncino con su scritte delle frasi in arabo, fotografato davanti al Colosseo: rappresenterebbe la testimonianza della presenza di uomini affiliati all'IS a Roma ─ in questi giorni ne stanno girando diverse di cose del genere, per questo il Giornale c'è tornato sopra.

La descrizione dell'immagine è, ovviamente, allarmistica, e dice: "I tagliagole sono qui", "L'Isis è arrivato tra noi", "Foto-minacce dagli jihadisti a Roma e Milano".

Il discorso che segue nei prossimi capoversi, non significa sottovalutare la minaccia. Qui la premessa: è plausibile che il nostro territorio possa essere soggetto ad attacchi terroristici di matrice islamica, per varie ragioni. Le due più importanti sono il fatto che l'Italia rappresenta il simbolo della cristianità nel mondo, e ospita il Papa; poi, c'è il fatto ancora più importante, che noi stiamo appoggiando militarmente la Coalizione internazionale che sta bombardando l'IS tra Iraq e Siria.

Però quella che Raineri postò è una foto, e come lui stesso ha detto su Twitter pochi minuti fa, «dimostra soltanto che una persona è stata a Roma con un pennarello e un cartoncino è passata a Roma». E su quel cartoncino ci ha scritto su una cosa in arabo che suona come una minaccia, dicendo che era dell'IS. Per ciò che vale, può essere stato chiunque a scattare l'istantanea. Per capirci, adesso io potrei prendere un foglietto, scriverci su un paio di svarioni contro l'Occidente e contro l'Italia, e perché no contro il Papa, fare una foto e poi dire che "l'IS è qui per uccidervi tutti ai piedi di San Francesco di Assisi".

Giornalisticamente è abbastanza facile intuire che tutto ciò ha un valore più o meno nullo. Ma il Giornale, che è uno dei quotidiani italiani (bisogna ricordarselo, perché significa dire che qua da noi ─ qua da noi, non in Burkina Faso ─ c'è chi lo compra, ancora nel 2015, e lo utilizza come termine di informazione), ha deciso di mettere la foto in prima pagina. È assolutamente inutile aggiungere che dietro c'è una diretta costruzione narrativa, che voi capirete chiaramente, conoscendo le posizioni che di solito prende questo giornale.

Quella che è la cosa più triste, è che ancora una volta stiamo qui a dirci che non solo c'è un'informazione fatta con lo spirito di accaparrarsi l'emotività dei lettori, e su questo poi speculare (economicamente e politicamente): no, non basta, perché quell'informazione è fatta con i piedi. Fatta senza porsi le minime domande su ciò che si sta facendo: bastava fare una ricerca veloce, seguire minimamente i fatti, per sapere che quella foto ─ ammesso che rappresenti realmente quello che il Giornale ci vuol far credere (nota: non è detto che non sia così, come da premessa) ─ è vecchia di oltre un anno, e per questo non è un'informazione giusta e vera pubblicarla come se fosse stata scattata l'altro ieri.


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