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venerdì 17 aprile 2015

Putin provoca sull'Iran e continua la guerra [in Ucraina]

(Uscito sul Giornale dell'Umbria del 17/04/15)

Ogni volta che c'è una crisi, il presidente russo Validmir Putin si mette in mezzo e prova a piegarla e manipolarla a suo piacere. Ultima prova dei fatti, è la decisione di riaprire la vendita dei sistemi missilistici S-300 all'Iran.

Un ordine esecutivo del presidente a inizio settimana, ha annullato il divieto sulla vendita dei sofisticati apparati ─ divieto che la Russia si era autoimposta nel 2010, periodo di stasi che aveva fatto sognare a Obama il “mondo unipolarizzato”. Il ministro degli Esteri russo ha provato a spiegare a un seccatissimo John Kerry (la sua portavoce Marie Harf ha detto che non era il momento per certe mosse) che non c'è di che preoccuparsi, perché gli S-300 sono soltanto armamenti difensivi, e che, dopo l'accordo di Losanna sul nucleare, le ragioni dell'embargo sono ormai venute mene de facto ─ e i tempi tecnici che allungheranno la consegna fino a giugno, permetteranno la copertura de iure (sempre cara al Cremlino) dell'affare.

E il punto è proprio qua: la grande preoccupazione a Washington è che i missili possano rappresentare la scusante che potrebbe permettere all'Iran di svicolare dall'accordo, garantendosi la possibilità di difendere l'operato delle proprie centrali con queste unità anti-aereo (anche se non è chiaro quanto potrebbero essere efficaci). Sull'accordo nucleare l'Iran ha avuto posizioni controverse, propagandando la propria vittoria nelle trattative (che avrebbero permesso l'eliminazione delle sanzioni e la ripresa economica, anche a detta dei falchi dei Pasdaran e dei Baji); e la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei non si è ancora espressa né contro né a favore, sottolineando però che «l'Iran non è vincolato» nell'accordo.

È vero, Russia e Iran avevano un contratto sospeso su questi armamenti, con gli ayatollah che non hanno chiesto il risarcimento della penale solo perché ritengono l'affare davvero importante ─ si erano accontentati della restituzione dei cento milioni di dollari di anticipo già pagato. Ma il punto non sono i passaggi contrattuali: Putin si rimette in ballo al tavolo nucleare, dal quale era stato escluso, rappresentando colui che può decidere o meno (in realtà ha già deciso, ma potrebbe bloccare tutto di nuovo) se fornire all'Iran il sistema per difendersi dalle minacce israeliane (e meno apertamente da quelle occidentali) dall'intimidazione dei raid aerei sulla centrali.

L'ennesima provocazione strategica di Putin: azione che lo riporta al centro del dibattito, mentre in Ucraina è tornata la guerra. Il cessate il fuoco siglato il 12 febbraio a Minsk è caduto definitivamente domenica, con accuse tra governo e separatisti su chi fosse stato il primo a sparare. Scontri nei villaggi attorno all'aeroporto di Donetsk e a sud verso il mare, a Shyrokyne, linea di difesa ucraina prima di Mariupol: bilancio, sei soldati uccisi e un ribelle filorusso. Si parlava da tempo che il ritiro dei mezzi pesanti da parte dei separatisti (ma anche dell'esercito), era soltanto formale, d'immagine: quei mezzi sarebbero stati soltanto nascosti, per essere tirati fuori al momento opportuno. Questo, evidentemente.

La riapertura degli scontri, arriva nel momento in cui l'Ucraina deve cercare (entro giugno) un accordo con i creditori, perché il Fondo monetario internazionale procederà alla revisione degli aiuti. La ripresa degli scontri, svincola la Russia da un eventuale sostegno economico a Kiev (ma erano soltanto parole di un paio di mesi fa); anzi, il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha detto che Kiev dovrà restituire a Mosca i 3 miliardi degli Eurobond acquistati nel 2013 (ai tempi Putin voleva ammaliare e controllare il deposto presidente Viktor Yanucovich), altrimenti la Russia si rivolgerà ai tribunali internazionali ─ una vittoria più potabile per Mosca, rispetto a quella sul campo del Donbass.

«Lo scenario auspicato da Putin in Ucraina è quello di orchestrare un tracollo finanziario e politico che destabilizzi il Paese e del quale può negare la responsabilità, anziché una vittoria militare che gli lasci il possesso, e la responsabilità, di parte dell’Ucraina: lo ha già dimostrato due volte facendo passare una vittoria militare per un cessate il fuoco» ha scritto il finanziere e filantropo George Soros per Project Syndicate (ripreso anche dal Sole 24 Ore). Se così dovesse essere, l'UE perderebbe definitivamente l'Ucraina, che ─ senza dimenticare le incoerenze e le storture dell'attuale governo di Kiev ─ sta combattendo per difendere gli stessi principi su cui si fonda l'Europa.

L'Ucraina finirebbe vittima della guerra ibrida e diplomatica di Putin, la stessa che sta che sta mascherando da interessi commerciali l'affare dei missili con l'Iran: una guerra fatta di mosse e provocazioni. Pochi giorni fa, di nuovo, tre caccia Typhoon si sono alzati da una base scozzese della Raf per scortare fuori dallo spazio aereo britannico due bombardieri russi: è l'ennesimo troll del genere.


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