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martedì 28 aprile 2015

Come risolve i problemi dell'immigrazione la Lega?

Secondo un articolo pubblicato dal Corriere delle Sera qualche giorno fa, Matteo Renzi avrebbe detto ai suoi collaboratori la frase: «Sull'immigrazione devi capire che in qualunque modo se ne parli, si beve» ─ il riferimento, per chi non è del mestiere, è a quei giochi che si fanno con le bevande alcoliche, dove chi sbaglia, appunto, beve (e più si beve e più si sbaglia, perché ci si ubriaca).

Non è una gran fase, d'accordo, ma il punto non è questo. Evidentemente pure Matteo Salvini, leader della Lega Nord e della destra italiana (che man mano si sta radicalizzando), deve pensarla allo stesso modo. Perché, nonostante il tema "immigrazione" occupi una porzione centrale e cruciale del messaggio politico che la Lega sta passando agli italiani, non ci sono spunti concreti su come risolverlo. È il populismo, si spara forte tanto per riportare i consensi ─ di là, tra la gente, c'è ignoranza, c'è voglia di sentirsi dire quel che si vuole, paranoia, rassegnazione.

Davide De Luca è un giornalista che scrive per Il Post e si occupa di fact checking ─ che è la prassi con cui si verifica la correttezza delle affermazioni pubbliche ─ ha scritto un articolo in cui spiega che anche sul documento della Lega “Immigrazione: linee guida generali Lega Nord” (un .pdf di 20 pagine uscito questo febbraio) non ci sono indicazioni precise sul da fare.

Dopo le prime dieci pagine in cui il partito cerca una giustificazione politically correct e si dichiara favorevole all'immigrazione regolare, a pagina 11 arriva il primo passaggio su una "visione futura" dell'argomento. Si legge nel documento:
«Bisogna in tal senso aumentare lo sforzo nello sgominare le organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione della gente, identificare i soggetti responsabili della quotidiana tratta di esseri umani e impedire che continuino a svolgere tale crimine!»
Chiedere più soldi all'Europa e combattere gli scafisti: De Luca racconta di aver chiesto a Toni Iwobi, che è il politico di colore (altrimenti detto "Negro") responsabile del tema per la Lega, ma di non aver ricevuto altre informazioni in proposito ─ ci sarebbe in programma un tavolo tecnico, ha detto Iwobi. Dunque, al momento, Salvini non ha idea di come combattere gli scafisti e di quanti soldi chiedere per farlo, almeno sui documenti cartacei del suo partito.

Continua De Luca: «Altri 1.833 caratteri (spazi inclusi) sono dedicati alla questione dei richiedenti asilo che, dice la Lega, in futuro dovranno essere distribuiti tra i paesi europei in maniera diversa da come si fa ora (oggi si può richiedere asilo soltanto nel primo paese europeo in cui si mette piedi). Se vi chiedete quali criteri di distribuzione andrebbero adottati, quali siano i costi e quali siano i risparmi che un simile piano potrebbe portare, resterete delusi».

Salvini, al di là dei programmi scritti (anche in quello presentato per le elezioni europee non sembra esserci stato granché di solido) ha in mente due soluzioni che sta esprimendo a voce in questi ultimi giorni. Fare come l'Australia ─ che respinge i migranti grazie ad accordi con i Paesi da cui parte il traffico dei migranti ─ e fare un blocco navale davanti alle coste. Ma anche in questo caso i dati quantitativi sono inesistenti. Scrive ancora De Luca: «Per riassumere: le due proposte di Salvini lasciano aperti più interrogativi di quanti ne chiudano. Quanto ci costerebbe presidiare costantemente le frontiere marittime italiane come fa l’Australia? Come risolvere il problema della legalità di un blocco navale? Se la Libia è uno stato fallito del tutto inaffidabile, con quali paesi potremmo fare accordi simili a quelli dell’Australia?».

Insomma, al di là dei proclama propagandistici, la linea politica di Salvini ─ che fa da calamita per chi crede che certe istanze debbano essere risolte in un certo modo ─ non ha appoggi concreti.

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