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martedì 31 marzo 2015

Assad continua con gli attacchi chimici, e fa il bullo con l’Occidente

(Pubblicato su Formiche)

Da pochi giorni il governo siriano ha perso il controllo di Idlib, capoluogo del governatorato omino (nel nord ovest), seconda città più grande ad essere finita in mano ai ribelli, dopo Raqqah. Solo che a differenza di Raqqah ─ diventata la capitale dello Stato islamico ─, a prendere Idlib sono state le forze congiunte di diversi gruppi combattenti, guidate dal Fronte al Nusra, qaedista, e da Ahrar al Sham, storica entità salafita della guerra anti-Assad, quasi cancellata lo scorso settembre dopo un’attentato che ne aveva ucciso una cinquantina di membri della leadership. Realtà combattenti nemiche dello Stato islamico.

La perdita di Idlib, era stata preceduta da diversi attacchi chimici del governo: attacchi che in questi giorni si stanno ulteriormente intensificando. I bombardamenti sono operati con le rudimentali barrel bomb al cloro ─ ordigni scoperti lo scorso maggio, dei quali Daniele Raineri delFoglio e il Telegraph avevano mostrato per primi le prove. Si tratta dei soliti, atroci, barili riempiti di esplosivo, che i governativi da anni sganciano dagli elicotteri sulle città controllate dai ribelli: la “versione chimica”, ha agganciata al barile una bombola di gas di cloro. L’effetto chimico è relativo ─ le morti avvengono quasi esclusivamente per l’esplosione e il lancio di cluster metallici di cui i barili sono riempiti ─ sebbene il cloro sia un elemento dall’elevata tossicità, e la diffusione delle nube giallo-verdastra colpisca le vie respiratorie delle vittime provocando conseguenze anche gravi.

Differentemente all’effetto “militare”, il peso politico di questi bombardamenti è elevato. Innanzitutto perché le barrel bomb sono vietate dalle convezioni internazionali, in quanto sono un armamento improprio che non permette la discriminazione del bersaglio: infatti vengono lasciate cadere per gravità sugli obiettivi, ma molto spesso finiscono per colpire civili innocenti ─ quando i civili innocenti non sono proprio gli obiettivi. A questo si abbina l’input politico che il presidente Bashar al Assad trasmette ai suoi seguaci: “qui in Siria, nonostante quello che sentite dire, io posso permettermi di fare ancora ciò che voglio”.

Ma il principale messaggio dietro all’uso di barrel bomb al cloro, è rivolto all’Occidente, all’America, e trova nella propaganda solo la sponda. Assad sta utilizzando nuovamente le armi chimiche – anche se rudimentali e “chimicamente” meno letali di quelle più sofisticate al sarin utilizzate nel quartiere Goutha di Damasco nell’agosto 2013. Lo sta facendo, nonostante l’uso di certi armamenti aveva costituito il superamento di una delle “red lines” che Barack Obama aveva imposto sulla Siria, e che aveva portato la Casa Bianca sul punto di bombardare Damasco. Lo sta facendo, a riprova che l’accordo di smantellamento dell’arsenale chimico, non ha bloccato la sua furia vendicatrice, e a dimostrazione che nonostante quel disarmo restano altre frecce nel suo arco.

Alla generale impunità si aggiunge la beffa. Gli attacchi chimici di questi giorni e dei giorni passati, arrivano tutti dopo che John Kerry s’è lasciato sfuggire un’uscita infelice sulla riqualificazione diplomatica di Assad ─ il segretario di Stato americano aveva detto alla CBS che l’Amministrazione stava cercando di trovare modi adeguati per negoziare con Assad.

Non è un caso se gli attacchi chimici colpisco i ribelli di Idlib e non i soldati del Califfo a Raqqah. Per Assad l’IS non è altro che il comodo espediente che ne ha permesso la riqualificazione diplomatica, ripulendo le sue immondizie nella lavatrice della realpolitik, permettendogli di vendersi all’America e al mondo come un partner nella lotta al terrorismo islamico di Baghdadi.

Sempre sulla CBS, ieri, il presidente siriano rilasciava dichiarazioni da statista, dando indicazioni su come combattere adeguatamente il Califfato: «I raid aerei non bastano», ammoniva, ricordando che la sua intelligence ha dati secondo cui l’IS cresce ancora di mille combattenti al mese. Circostanza che in fondo a lui non dovrebbe dispiace: è proprio la presenza del Califfato in Siria, a permettere di passare sottotraccia, anche mediatica, alle operazioni sporche del governo di Damasco.


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