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sabato 7 marzo 2015

Jovanotti and me (full disclosure)

L'ultimo album di Lorenzo Jovanotti è bellissimo. Dentro ci sono un mucchio (30) di canzoni, di cui almeno la metà hanno il potenziale per essere il singolo che canteremo nei prossimi mesi; qualcuno ha già detto che non è solo un disco, ché dentro ce ne sono almeno cinque: uno di ballate, uno di canzoni pop, uno di dance (cosa sarebbe senza), uno per spaccare gli stadi ai concerti, e uno rock.

Prima degli ultimi album (e di Dani), Jovanotti lo ascoltavo poco: non lo odiavo, ma non era un suo fan. Cioè, chiaramente, ho ballato ubriaco "L'ombelico del mondo", ho dedicato "A te" a una ragazza che mi piaceva, ho pensato spesso a «e a volte becchi una, in discoteca / la rivedi la mattina e ti sembra una strega» di "Gente della notte", mentre ballavo ubriaco "L'ombelico del mondo". La cosa più prossima all'essere un suo fan, era che non sopportavo chi lo chiamava con due "n" e aveva meno di trent'anni. Lo ascoltavo distrattamente ecco, come d'altronde faccio con l'80 per cento dei cantanti che appartengono alla categoria "diversi da quelli che mi piacciono" ─ e, visto che ormai mi sto invecchiando, quelli che mi piacciono sono sempre gli stessi da parecchio tempo ormai.

L'Italia ha accolto i primi Jovanotti come si accoglie un ribelle: solo che Lorenzo tutto è meno che un ribelle, almeno quel tipo di ribelle che ci volevano fare credere con «La puzza di benzina mi fa girar la testa». Jovanotti è libero. (E se pensate che la Libertà sia ribellione, allora sì che è un ribelle ─ in teoria non dovrebbe essere, ma siamo sempre qui). «Provare a fare quello che volevi» dice in "Si alza il vento", «insabbiata» (come dice lui) tra le dune del Sahara grazie ai ritmi di Bombino, musicista tuareg, e rappresenta quello che è adesso, e che è stato.

Dal punto di vista musicale, dei critici musicali intendo, credo che il disco per qualcuno possa essere paragonabile a un frullatore (di stili), molto vicino, forse, a un casino. Ma il teorico del "Tutto acceso", non può che essere libero di inseguire e di fare tutto quello che vuole, quello che gli piace. Per questo è così vicino a tutti, che molto spesso hanno freni di vario genere, e quel "tutto" (quel "viva tutto") non riescono a raggiungerlo.

Jovanotti, è un narratore. Il migliore di tutti nel raccontare ai contemporanei la vita contemporanea ─ in questo c'è parte di un certo piacionismo populista, che a tratti invece ho odiato, e che però capisco che serve a entrare nella maggioranza delle persone, a trasmettere che lui capisce ciò che la gran parte degli altri pensa, vuole, sogna, e allo stesso tempo è un vettore per aprire quelle teste a nuovi pensieri, volontà, sogni.

Nel disco c'è pure uno Zeitgeist politico, la canzone "Alba", che Christian Rocca una volta ha definito «Manifesto progressista con note sulla linea Gotor» ─ cosa che a quelli come me ha fatto molto ridere, ma è roba da quasi nerd (e si capisce se crediate sia una scemenza). La canzone dice: « Non si può tornare indietro \ non si può tornare indietro \ nemmeno di un minuto \ è la regola di questo gioco \ puoi tentare di salire di livello \ o restare dove sei \ come carne da macello \ nelle mani del tecnocrate di turno». E pure "Il mondo è tuo", per me è un manifesto politico. Come ho già detto, è la canzone che, in questo momento, avrei voluto scrivere a Tea. Lorenzo la dedica a sua figlia, e la invita a non farsi contagiare dalla rabbia e dal risentimento che sono di moda nel mondo di oggi. (Se ci penso bene, è molto più di un manifesto politico).



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