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martedì 3 marzo 2015

È stato il capo del “gruppo Khorasan” a radicalizzare il jihadista “John”

(Pubblicato su Formiche)

Mohammed Emwazi era sorvegliato dai servizi segreti inglesi dal 2009. In Inghilterra se la sono presa con Facebook e coi social network, accusandoli di essere il centro di reclutamento, comando e controllo, dei potenziali (e effettivi) jihadisti. Il primo ministro Cameron ha difeso l’operato dell’intelligence dicendo che «è costretta a giudizi incredibilmente difficili». Mentre l’ex direttore del National Counterterrorism Security Office inglese, Chris Phillips, è stato più schietto, ammettendo che le risorse in mano ai servizi sono minime rispetto all’enorme numero di sospetti che c’è da controllare.

Sono piovute critiche contro i mitici 007 britannici, rei di essersi fatti sfuggire dai propri radar l’uomo che per primo ha terrorizzato l’Occidente, colui che ha fatto scattare l’indignazione globale e ha comunicato al mondo che il Califfo stava alzando l’asticella del terrore, il boia di James Foley e degli altri occidentali. E dire che secondo le Tv kuwaitiane (Paese d’origine di Emwazi), la mamma lo avrebbe riconosciuto dalla voce fin dal primo video.

In realtà, scoprire l’identità del jihadista inglese, non era così semplice: nei giorni successivi alla rivelazione, i “segugi” dei media britannici (altrettanto mitici quanto i servizi segreti di Sua maestà), non erano riusciti a trovare altro che una foto da bambino e quella dell’ID nel registro accademico di Westminster – e magari le difficoltà erano legate anche a una pianificazione di Emwazi, che forse aveva previsto che la sua identità sarebbe finita in pasto ai media e si era organizzato per tempo per cancellare le sue tracce; oppure, in quel buco di 14 anni tra la foto da ragazzino e il video dell’esecuzione di Foley, aveva evitato di lasciare segni, perché aveva intrapreso il percorso jihadista già da parecchio tempo.

Secondo uno scoop del Telegraph, a radicalizzare Emwazi sarebbe stato un incontro con Mohsin al Fadhli, confidente di Osama Bin Laden, uomo usato da al Qaeda come riferimento per reclutare occidentali. L’incontro forse sarebbe avvenuto nel 2007, in Kuiwait (Paese di origine pure di al Fadhli). L’impatto delle parole di Fadhli su quello che poi sarebbe diventato “Jihadi John”, fu talmente forte che Emwazi cambiò drasticamente credo, passando da quello sciita a quello sunnita – una singolarità. (Alcune delle persone che in questi giorni hanno fornito racconti e testimonianze sulla vita del giovane Mohammed, hanno raccontato che indossava sempre una collana con una spada, simbolo dello sciismo; prima che al Fadhli lo cambiasse radicalmente).

Al Fadhli è un leader qaedista di primissima importanza: si ritiene che facesse parte della strettissima cerchia di persone che Bin Laden aveva messo a conoscenza dell’attacco dell’11 settembre 2011 a New York e Washington. Al Fadhli si pensa sia stato ucciso a settembre 2014 durante un attacco americano in Siria. Perché? Perché secondo quanto diffuso, Mohsin al Fadhli era (o ancora è?) il capo del fantomatico “Gruppo Khorasan”, entità filo-qaedista, branca della siriana al Nusra, o più probabile del tutto indipendente, che operava sul cruciale territorio siriano– esattamente nel nord, nella zona di Aleppo – con il fine di intercettare combattenti occidentali e formarli per compiere attentati al ritorno nei propri Paesi d’origine. Almeno così fecero sapere gli ufficiali statunitensi.

Si ricorderà che più o meno tutti gli addetti ai lavori, al momento in cui il Pentagono comunicò che tra gli obiettivi della primissima ondata di attacchi in Siria (era la fine del settembre scorso) c’era un gruppo noto come “Khorasan”, rimasero spiazzati. Nessuno ne aveva sentito parlare prima, e molti analisti pensarono che si trattasse di un modo soft per dire che sotto i missili americani era finita anche la Jabhat al Nusra, realtà qaedista è vero, ma non invisa ad alcuni gruppi dei ribelli laici e ai sunniti siriani.

Le rivelazione del Telegraph, prese per vere, aggiungono un altro tassello non solo alla storia personale del jihadista John – che forse è stata fin troppo raccontata, con il rischio di creare intorno al personaggio un’eccessiva attenzione, utile solo per la propaganda e l’emulazione – ma a quella del jihad siro-iracheno. La radicalizzazione con il leader della più ricercata cellula siriana di al Qaeda, il passaggio sull’altro fronte del jihad globale, lo Stato Islamico (al Qaeda e IS sono nemici giurati).

Ci sarà da capire ancora, per tracciare questi passaggi. (Sempre che il Telegraph non abbia preso un granchio).

Daniele Raineri (esperto del Medio Oriente del Foglio) ha scovato un video esclusivo di Vicerilasciato nel novembre 2013: nelle immagini girate in Atmeh (un posto nella provincia di Idlib, poco lontano dal confine turco della Siria), c’è un gruppo di combattenti britannici che hanno aderito all’allora Isis – dei foreign fighters come abbiamo imparato a chiamarli. Tra loro c’è un uomo che assomiglia molto a Mohammed Emwazi: un’altra testimonianza di quello che potrebbe essere stata la sua vita, prima di diventare “Jihadi John”.


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