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venerdì 13 febbraio 2015

Verso l'Europa jihadisti travestiti da migranti

(Uscito sul Giornale dell'Umbria del 13/02/2015)

La guerra civile siriana ha prodotto la più grossa emergenza umanitaria degli ultimi anni. I profughi che fuggono dalla Siria hanno raggiunto lo spaventoso numero di 3,8 milioni, e continuano a crescere.

Di questi, poco meno della metà sono fuggiti verso la Turchia, attraversando un confine poroso lungo centinaia di chilometri. Lo Stato Islamico sta approfittando di questa enorme confusione per inviare combattenti verso l'Europa. Le città portuali turche, come Smirne, Mersin o Antalya, sono piene di contrabbandieri di uomini, che regolarmente spediscono migranti disperati verso l'Occidente, e che adesso lavorano anche al soldo dell'IS.

Mike Giglio e Munzer al Awad di BuzzFeed sono riusciti ad intervistare un operativo dello Stato Islamico a cui è stato assegnato il compito di gestire i traffici di combattenti dalla Siria. È un documento unico, anche perché quello che l'uomo ha detto ai reporter americani, è la conferma di uno scenario che si temeva in essere da tempo. L'operativo IS ha parlato a condizioni di anonimato, ma tutto quello che ha raccontato è stato autorizzato dal suo “Emiro”, cioè da un suo superiore: segno evidente che l'IS vuole far sapere al mondo, specialmente a quello occidentale, ciò che sta facendo.

I viaggi, secondo la fonte di BuzzFeed, avvengono prevalentemente verso l'Italia: da lì, però, molti prendono la direzione di «Paesi più accoglienti» (citazione diretta dall'articolo. ndr), come Svezia o Germania. In gran parte si fanno passare per rifugiati, senza rischiare la clandestinità e ricevere così asilo e ospitalità – un modo per potersi confondere ancora meglio, muovendosi nel legale stabilito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, con i diritti equiparati agli altri cittadini dello Stato ospitante. Per favorire il processo, ai combattenti non siriani (i foreign fighters arrivati da altri stati arabi), vengono forniti passaporti falsi con su i bolli di Damasco – in questo momento, non è poi così difficile procurarsi un documento siriano contraffatto.

L'operativo che il sito americano ha intervistato, ha una lunga storia all'interno del conflitto in Siria. Prima era un membro delle forze di sicurezza governative, poi ha cambiato completamente schieramento passando al Free Syrian Army (il più grande, e ormai in declino, raggruppamento di ribelli “moderati”, sponsorizzato dagli USA), per confluire, infine, con tutta la sua unità combattente, tra i soldati del Califfato.

Gestire la collaborazione con i contrabbandieri locali, a quanto pare non è facile. Si tratta di trafficanti senza troppi scrupoli, che non fanno troppa differenza etica e morale tra miliziani-potenziali-terroristi e profughi che scappano disperatamente dalla guerra per cercare un futuro di vita. Certi banditi non fanno nemmeno distinzione tra i soldi del Califfo o quelli di un poveretto: tutti pagano uguale, e quindi chi prima paga prima parte. E infatti, l'uomo dell'IS in Turchia, si lamenta con i giornalisti che ci sono liste d'attesa troppo lunghe e che loro non possono aspettare tanto per spedire combattenti in Occidente.

Stante alle sue parole, ne sarebbero partiti finora oltre 4000: un numero che sembra esagerato e potrebbe essere solo un tentativo di aumentare la statura del suo ruolo (e del gruppo, per diffondere ancora più paura).

Tra gli uomini spediti nelle navi cargo con i profughi, ci sarebbero pure diversi foreign fighters europei. I governi internazionali hanno alzato i controlli sui viaggi di rientro – misure inasprite dopo i fatti di Bruxelles e Parigi. E così è meno rischioso imbarcarsi da clandestino (per questi il futuro da rifugiato è molto più difficile), che consegnare il proprio passaporto al check-in di un aeroporto.

Il senatore Richard Burr, presidente del Comitato intelligence del Senato americano, e il collega Lindesy Graham, membro del Comitato servizi armati, martedì hanno confermato che il traffico è in atto. Dichiarazione non da poco, visto che è la prima volta che membri del Congresso di Washington confermano ufficialmente lo scenario. La questione, come sottolinea Graham, rischia di diventare molto complessa: come trattare queste persone che arrivano nei vari Paesi europei, visto che secondo le convenzioni internazionali non si può rifiutare asilo a un rifugiato? E visto che il controllo sulle identità rischia di essere vano, data la facilità con cui ci si procura falsi documenti siriani?

Qualche giorno fa, Mattia Toaldo, analista per lo European Council on Foreign Relations di Londra, ha spiegato al Foglio, che la presenza dello Stato Islamico tra le strade di Tripoli è ormai un fatto. E Tripoli, nell'ovest, è considerata la parte di Libia meno esposta alle penetrazioni del Califfo – figurarsi a est, dove gli uomini del gruppo combattente islamista Ansar al Sharia stanno piano piano scivolando verso lo Stato Islamico.

L'Italia è il paese che si sta occupando di più della questione libica: secondo quanto detto da Toaldo, più o meno l'80 per cento delle volte che si sente di un incontro tra il delegato Onu Bernardino Léon e le parti in guerra, la riunione è avvenuta in una delle stanze dell'ambasciata italiana (l'unica ancora attiva) e alla presenza di diplomatici italiani. L'Italia ha un compito e degli interessi da curare – personali e europei. Nell'ovest del Paese ci sono Sabrata e i porti di Zawiyha e Zuara, che sono i centri di smistamento del grosso dei migranti che arrivano sulle coste italiane. E qualcuno dice che cellule dell'IS starebbero operando pure in quelle zone, con modalità e obiettivi analoghi a quelli dell'operativo sentito in Turchia da BuzzFeed.

Piano con l'allarmismo (il rischio di schiantati come Craig Stephen Hick è altrettanto dietro l'angolo), ma ormai è abbastanza chiaro: esiste uno scenario in cui elementi sotto copertura dell'IS, potrebbero nascondersi anche in Italia come rifugiati politici.


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