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giovedì 18 dicembre 2014

Siria, 230 corpi in una fossa comune: o il Califfo o morte

(Pubblicato su Formiche)

I corpi di oltre 200 persone sono stati ritrovati nei pressi di Deir Ezzor, in Siria: sarebbero stati uccisi dallo Stato Islamico. Sono tutti membri della tribù sunnita Shaitat, che si è ribellata al Califfo. Secondo l’Osservatorio per i diritti umani, con quelli ritrovati mercoledì, i componenti della “famiglia” uccisi dall’IS salirebbero a oltre 900.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, è stata propria l’organizzazione umanitaria con sede a Londra a diffondere la notizia, sulla base di informazioni certe ricevute da contatti siriani presenti sul posto. Secondo i dati disponibili all’Osservatorio – che si basa su una vasta rete di contatti tra attivisti, medici e fonti militari da entrambi i lati del conflitto – ancora centinaia di membri Shaitat sarebbero dispersi.

Probabilmente rapiti dagli uomini dell’IS e altrettanto probabilmente sottoposti alla fatidica scelta: o il Califfato o la morte. Non è la prima volta, anzi: ultimamente molti clan sunniti locali, sia iracheni che siriani, si stanno ribellando allo Stato Islamico. Ribellioni non sempre guidate dalle armi – che pure non mancano a queste grandi tribù.

I sunniti, che avevano aperto all’ingresso nei propri territori della realtà di Baghdadi, stanno tornando indietro. Vedono troppa violenza, troppa rigidità, troppo radicalismo. Ma ormai è tardi: adesso, il Califfo in difficoltà, è diventato ancora più vendicativo, più sanguinoso. Non permette a nessuno, per primo ai compagni sunniti, di tradirlo.

Chi combatte l’IS, secondo le regole imposte dall’organizzazione, è considerato un eretico e dunque giustiziato.

Gli Shaitat, dopo aver vagato profughi per aver perso la propria battaglia contro l’IS, hanno avuto la concessione da Khalifa Ibrahim di rientrare nelle proprie case – è stato durante il rientro che hanno scoperto la fossa comune. La “pace” è stata subordinata all’accettazione di un coprifuoco, al divieto di radunarsi e alla consegna delle armi.

Sostenere i clan locali, armarli e coordinarne le azioni, è secondo molti analisti, l’unica soluzione per sconfiggere definitivamente le forze del Califfato. Al contrario, se le ribellioni di queste importanti realtà, fortemente radicate nel territorio, vengono abbandonate al proprio destino, lo Stato Islamico finirà per schiacciarle e il controllo di quelle aree sarà esclusiva del Califfo.

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