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venerdì 12 dicembre 2014

Obama pagherà pure il conto della CIA

(Uscito sul Giornale dell'Umbria del 12/12/2014)

Molti analisti americani, concordano nel dire che il rapporto pubblicato dalla commissione Intelligence del Senato americano martedì, segnerà una svolta nella storia della Cia. Nel report prodotto dal gruppo presieduto dalla democratica Dianne Feinstein, si cerca di capire se le dure tecniche d'interrogatorio utilizzate dall'Agenzia fino al 2009 – e spinte, spesso, oltre il limite della tortura –, hanno prodotto risultati positivi.

Nelle conclusioni, si legge chiaramente che sono state inutili, e sui 119 detenuti, catturati dopo l'11 settembre e accusati di terrorismo, le “torture della Cia” non hanno portato a niente. L'intelligence risponde con un controrapporto, in cui sostiene di aver avuto invece «importanti risultati».

Obama, insieme all'attuale direttore John Brennan da lui nominato, è costretto a difendere la più iconografica, suggestiva, raccontata, delle agenzie di spionaggio, da accuse che non riguardano direttamente gli anni della sua presidenza.

La straordinaria mole di lavoro prodotta dalla commissione congressuale (oltre seimila pagine), è costata 40 milioni di euro: ne sono state pubblicate poco più di 500 pagine – con diversi “omissis”. Un progetto importante che gira tutto intorno ad alcune questioni. Le tecniche d’interrogatorio della Cia erano più brutali e sono state usate su più detenuti di quanto si è creduto fino a oggi, è l'aspetto principale. Inoltre si accusa l'agenzia di non aver avuto il completo polso della situazione: non c’era una supervisione adeguata e almeno 26 di quei detenuti non dovevano essere lì, cioè erano stati presi per sbaglio o per errori d'intelligence. Non solo: la Cia avrebbe ingannato il Congresso e la Casa Bianca, gonfiando l’efficacia degli interrogatori e minimizzandone la frequenza, e mentiva pure sul numero dei detenuti. Insomma, la strada delle "torture", secondo il report, era quella scelta ufficialmente dai vertici dei servizi (sì, poi qualche operativo s'è fatto prendere la mano, magari): la difendevano, ne propagandavano i successi, erano disposti a violare leggi e protocolli per portarla avanti. Tanto che gli agenti che si occupavano degli interrogatori e che avevano tentato di limitarle, sarebbero stati richiamati alla disciplina dai superiori in più di un’occasione. Sapevano di essere sul filo del lecito, sia chiaro: per questo da Langley passavano informazioni alla stampa, esagerando i successi ottenuti grazie a questi interrogatori, al fine di ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica.

Tra le pagine pubblicate del rapporto, ci sono anche dettagli crudi, diffusi alla velocità della luce sul Web, rispetto ai quali il waterboarding – tecnica ormai nota, che consiste nell'immobilizzare un individuo in modo che i piedi si trovino più in alto della testa, e versargli acqua sulla faccia, simulandone l'annegamento – sembra una cura termale.

Non ci sono invece passaggi sui “black sites”: storia imbarazzante dei luoghi in giro per il mondo che la Cia avrebbe utilizzato per i propri interrogatori – quasi sempre tutto avveniva in modo clandestino e giravano inciuci e mazzette. La BBC ne ha individuate varie, tra Thailandia, Romania, Polonia, Lituania e Afghanistan – qui dovrebbe trovarsi la “Miniera di sale”, famigerata prigione sotterranea e senza luci.

Secondo le indagini del Senato i vertici politici non sapevano niente: George Bush, allora presidente, fu informato del programma soltanto nel 2006, Dick Cheaney VP, poco prima; anche se a Fox News lo stesso Cheney ha detto che la Casa Bianca «sapeva tutto quello che c'era da sapere» da sempre, e ha definito il rapporto «full o crap», “pieno di merda”. Invece per la commissione elementi di spicco dell'Amministrazione come Colin Powell, ex segretario di Stato, furono proprio esclusi da ogni cosa, altrimenti “avrebbero fatto saltare tutto”. Un punto importante, l'occultamento delle tecniche alla politica, su cui si sta molto discutendo.

Obama c'è andato giù duro, e pure il senatore McCain (uomo dei conservatori e solitamente considerato una falco, vicino alle istanze del settore Difesa, e duro contro i nemici dell'America), non è stato da meno: hanno compromesso l'immagine degli Stati Uniti, è il loop di questi giorni con cui i politici attuali cercano di distanziarsi dalla Cia di allora.

Brennan ha invece sostenuto l'utilità degli interrogatori, fondamentale, a suo dire, nel caso delle rivelazioni fornite da uno dei pianificatori del 9/11, Khalid Sheikh Mohammed. La difesa dell'agenzia, l'hanno presa anche alcuni dei massimi vertici in quel periodo, che al Wall Street Journal hanno dichiarato di non essere stati sentiti dai relatori di Feinstein, mettendone addirittura in dubbio l'intero lavoro.

Obama si ritrova l'ennesima grossa grana in casa. Questione non solo di politica interna però: è lecito pensare infatti, che la propaganda dello Stato Islamico e dei jihadisti sparsi per il mondo, non si farà sfuggire un'occasione così ghiotta per attaccare “gli infedeli”. Altro aspetto, la vendetta verso i detenuti occidentali dell'IS: scrive Daniele Raineri sul Foglio, che alcuni di quelli che sono riusciti a sfuggire, hanno raccontato delle interminabili sedute di waterboarding, «come punizione e contrappasso per la propria nazionalità».


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