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venerdì 14 novembre 2014

Non colpite al-Qaeda in Siria: qualcuno aveva avvertito la Casa Bianca

(Pubblicato su Formiche)

Qualche giorno fa, il giornalista del Foglio Daniele Raineri su Twitter ha scritto: «C’è una qualche differenza tra bombardare il Fronte al-Nusra a Idlib e ad Aleppo, a parte distinguersi come miglior alleato di Assad?».

Giovedì scorso un raid aereo statunitense ha colpito delle unità di al-Nusra che stavano attaccando due gruppi di ribelli us-backed – quelli che dovrebbero diventare gli “stivali a terra” della Coalizione internazionale” in questo conflitto. Un tentativo che il Daily Beast ha definito «apparentemente improvvisato», di aiutare quei “ribelli certificati” a non perdere postazioni importanti al confine con la Turchia. Il problema è che la colpa delle azioni di al-Nusra contro i ribelli più moderati, secondo molti, è dei raid aerei americani: finora, invece, erano più o meno alleati.

Non è la prima volta che gli airstrike della Coalizione colpiscono uomini della Jabhat al-Nusra (che è il ramo di al-Qaeda in Siria), ma è la prima volta che questo avviene ufficialmente. Finora i raid americani erano indirizzati, formalmente, verso una fantomatica entità definita “Khorasan“: si sarebbe dovuto trattare di una cellula qaedista che sfruttava lo scenario siriano per pianificare attacchi contro aerei di linea, e/o in territori occidentali. Nessuno ne aveva mai sentito parlare prima, e, ad eccezione dei giorni iniziali dei raid in Siria, questo gruppo satellite è scomparso dalle cronache. Ai tempi, diversi ribelli siriani, commentarono che si trattava di una montatura, una creazione ad hoc degli Stati Uniti, per poter colpire gli jihadisti di al-Nusra senza remore.

Già, perché l’intelligence americana, a quanto pare, era stata avvertita dai contatti siriani: colpire al-Nusra avrebbe potuto creare divisione tra quei gruppi ribelli us-backed, che avevano spesso condiviso il fronte con i qaedisti siriani. Il rischio, ovvio, era che i malumori potessero arrivare fino alla rottura con gli americani, rei di fare la guerra ai migliori alleati (per forniture e per quantità di uomini) dei combattenti anti-Assad – seppur parte dell’universo jihadista.

Il risultato, dopo gli attacchi subiti, “non ufficialmente”, da al-Nusra dal 22 settembre (giorno dell’inizio dei bombardamenti in Siria) ad oggi, è stato che il gruppo guidato da al-Golani ha etichettato le forze ribelli sostenute dagli americani, come «corrotti» (dall’amministrazione Obama), e ha deciso di rompere le alleanze sul campo – anche quelle non ufficiali. La scorsa settimana, per esempio, nella zona settentrionale della provincia di Idlib, gli uomini di al-Nusra hanno attaccato quelli del Free Syrian Army – considerato il miglior alleato dell’Occidente, ma in realtà ormai allo sbando. I qaedisti non hanno trovato troppa resistenza, e si sono impossessati di diversi manpad Tow che gli americani avevano messo a disposizione (dopo tanta riflessione)dell’FSA. I due gruppi (Nusra e FSA) avevano finora combattuto fianco a fianco a Idlib.

Al-Nusra, che come detto è stata nel tempo una delle forze combattenti più energiche contro il regime siriano, ha rappresentato una “spalla” per vari gruppi locali. Se gli Stati Uniti la colpiscono, senza colpire contemporaneamente anche Assad, la lettura, basica, è facile: gli USA favoriscono Damasco e non hanno nessuna intenzione di rovesciare il regime. Anzi.

Così, la Casa Bianca, che sapeva di non poter attaccare un gruppo che gode del sostegno dell’opinione pubblica siriana (quella dell’opposizione, chiaramente), ha sottolineato che i missili caduti nel nord-est siriano erano diretti al Khorasan. Anche il generale Lloyd Austin, capo CENTCOM, è tornato su questo punto alla riunione dell’Atlantic Council che si è tenuta a Washington giovedì passato. Secondo la CNN un drone americano avrebbe ucciso, proprio in questi giorni, uno dei leader del gruppo, David Drugeon, un francese esperto bombarolo: sulla notizia ci sono molti dubbi – gli stessi che ci sono sul Khorasan.

Il problema, ammesso che il Khorasan esista, è nella contiguità tra le due fazioni: praticamente al-Nusra è la “madre” del gruppo di Drugeon, e entrambe condividono le stesse postazioni-basi. Colpirne uno, evitando l’altro, sembra quasi impossibile.

E secondo molti analisti sebbene la lotta a al-Nusra potrebbe essere un passo inevitabile, tuttavia nasconde una strategia militare traballante da parte dell’America, arrivata nel complicato incastro di ampliare le operazioni – cioè colpire anche i qaedisti – ma con il rischio di sembrare “amici” di Assad.

L’area nord di Idlib, per esempio, era l’ultima nella quale il FSA manteneva una presenza significativa. Ora, dopo le azioni di Nusra, i combattenti dell’Esercito siriano libero sono stati messi in fuga, disarmati: uomini di fatto ridotti allo stato di profughi, senza un posto nel quale rifugiarsi se non fuori dal paese. «Un’evoluzione che segnerebbe la fine del sostegno occidentale ai ribelli siriani e un parallelo aumento delle quotazioni del regime di Assad» come osservava Mazzetta su Giornalettismo.


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