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martedì 11 novembre 2014

I pentiti di al-Baghdadi

Daniele Raineri è il miglior giornalista italiano quando si tratta di questioni mediorientali. Scrive per il Foglio, e la sua conoscenza delle vicende dello Stato Islamico si approfondisce a diversi anni fa, quando ancora l'organizzazione di Baghdadi si chiamava Isis ed era una realtà molto importante e attiva nel conflitto interno siriano. Raineri, già a quei tempi, diceva di tenere d'occhio gli attuali uomini del Califfo, che sarebbero diventati una realtà prominente nell'area. Fatto è stato che s'è creato il califfato siro-iracheno, e che adesso tutto il mondo (libero, mi piace aggiungere), lotta contro l'IS.

Raineri sul Foglio del 7 novembre ha scritto un articolo prendendo da fonte documenti di interrogatori fatti in Belgio agli uomini di una cellula locale dell'IS dal nome "Sharia4Belgium", i cui componenti erano andati a combattere in Siria al fianco dell'ai tempi Isis, e sono stati poi beccati al ritorno nel proprio paese di origine. Il pezzo è un affresco importante su come vivono queste persone ─ muhajirin è la loro definizione ─ che, prima sono andate a combattere jihad in Siria (o in Iraq), ora sono tornate in patria. Un taglio molto interessante è questo passaggio:
«C’è un’immagine stereotipata dei muhajirin di ritorno dalla Siria come di fanatici programmati invariabilmente per uccidere. Ci sono infinite e penose gradazioni minori che arrivano fino al pentimento reale. In mezzo c’è chi rimane incastrato in un limbo indefinito: con gli amici vuole ancora apparire un veterano della guerra santa, davanti alla polizia, come Hakim, cerca di mettere distanza tra sé e quello che ha visto e fatto».
Dedicate cinque minuti alla lettura dell'intero articolo: "I Pentiti Di Al-Baghdadi".


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