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giovedì 13 novembre 2014

E allora, ebola?

All'aeroporto milanese di Malpensa, lo staff medico dell'Aeronautica militare, insieme all'equipe specializzata dell'ospedale Sacco, ha effettuato un'esercitazione sul possibile arrivo di un malato di Ebola negli scali italiani. Nelle stesse ore, la squadra di calcio tedesca Borussia Dortumnd, prendeva la decisione di impedire all'attaccante Pierre Aubameyang, di raggiungere la sua nazionale, il Gabon: avrebbe dovuto disputare due match di qualificazione alla Coppa d'Africa, uno contro Angola, l'altro col Lesotho. Troppo rischioso, per i tedeschi, inviare un proprio giocatore nel continente focolaio di Ebola ─ e c'è da aspettarsi che decisioni del genere saranno prese anche da altri club.

Della psicosi da Ebola se n'è già parlato (qui e qui, per esempio) ─ come si è detto delle pericolosità dell'anti-allarmismo spinto fino alla superficialità. Un colpo d'occhio interessante è questa mappa che Anthony England (chimico inglese, of course, che è stato per parecchio tempo in Africa) ha pubblicato su Twitter: la dimensione dell'epidemia, nel centro globale dell'epidemia, con un colpo d'occhio. (Sì, vero, vanno aggiunti i quattro nuovi casi in Mali, paese considerato critico da sempre, perché confinante con la Guinea e immerso in un casino amministrativo. Sì, pure la Rep. Centrafricana non se la passa proprio bene, ma lì ebola è il minore dei problemi.).





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