Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

sabato 4 ottobre 2014

Vivo o morto Shekau, Boko Haram resta un enorme problema. Dimenticato

(Pubblicato su Formiche)

Giovedì AFP ha diffuso un video che mostra Abubakar Shekau, il leader del gruppo islamista radicale nigeriano Boko Haram. O qualcuno che gli somiglia e si spaccia per lui.

Già, perché al di là dei contenuti del messaggio recitato, la questione gira tutta intorno a chi sia in realtà quell’uomo. Shekau, alla guida del gruppo che sta dilaniando la Nigeria dal 2009 (anno in cui il fondatore Mohammed Yusuf è stato ucciso), era stato dato ufficialmente per morto dall’esercito nigeriano. Secondo i report era stato ucciso durante la Battaglia di Kondunga, in Borno nei pressi di Maiduguri, tra il 12 e il 14 settembre – uno dei pochi successi significatavi riportati dalle forze di Abuja.

Sulla sua morte c’è stato da subito scetticismo: secondo molti era «vivo e vegeto» (citazione del giornalista Ahmad Salkida, che ha ottimi rapporti locali) e la diffusione della notizia da parte dell’esercito, altro non sembrava che pura propaganda.

Ma la Difesa di Abuja, resta ferma sulle proprie posizioni, e nonostante il video diffuso in rete, continua a sostenere che Shekau in realtà sia morto: in una dichiarazione rilasciata dal quartier generale della capitale, il direttore della comunicazione dell’esercito, il maggiore generale Chris Olokulade, ha affermato che nel video non ci sono riferimenti temporali, e dunque potrebbe essere stato girato prima della morte del capo di Boko Haram e pubblicato soltanto per non scoraggiare gli altri combattenti in attesa della sostituzione della leadership.

Non è la prima volta che i nigeriani dichiarano di aver ucciso Shekau, era già successo altre volte – l’ultima nell’agosto del 2013 – e le segnalazioni sulla morte erano sempre state seguite da messaggi di smentita. Anche stavolta sono in molti a pensarla come il corrispondente di BBC Huasa Service, Mansur Liman, secondo il quale quello nelle immagini è proprio il leader di Boko Haram.

«Here I am, alive. I will only die the day Allah takes my breath», le parole di apertura del filmato, in cui, sempre continuando con i toni forti, vengono mostrate sequenze di “vita” nelle aree sotto il controllo dei Boko – che hanno istituito una sorta di Califfato in un’ampia fascia nel nord della Nigeria. Una donna lapidata a morte, un uomo punito con frustrate per adulterio, un ladro a cui viene tagliata una mano, un soldato nigeriano decapitato. Secondo le parole di Shekau, il soldato sarebbe un pilota, catturato dopo l’abbattimento di un aereo militare dell’esercito – per altro, vengono mostrate anche le immagini del relitto, ufficialmente scomparso secondo l’Aviazione il 12 settembre, abbattuto a detta dei ribelli.

Complice la concentrazione sulle vicende legate allo Stato Islamico – e all’intervento militare internazionale – nonché il threat globale “Ebola”, che ultimamente sui principali network americani sta rubando spazio anche al Califfo, la situazione in Nigeria è passata in un piano secondario. Quasi dimenticata: e pensare che l’istintiva campagna mediatica del#BringBackOurGirl, guidata da personalità di alto livello come Michelle Obama, per chiedere la liberazione delle oltre 200 liceali rapite dal gruppo a Chibok, risale a maggio. In quell’occasione una mini-coalizione internazionale, mise tecnologie e uomini a disposizione del governo nigeriano per le ricerche – con il secondo fine, nemmeno troppo celato, di attaccare i ribelli.

Nell’arco di questi mesi, tuttavia, non solo le studentesse (molte minorenni) non sono state ritrovate, ma anzi, la situazione è di fatto peggiorata – e l’impegno internazionale scemato. Boko Haram controlla ampie fette di territorio nigeriano, ha proclamato un Califfato Islamico (per certi versi simile a quello di Baghdadi, anche se le realtà islamiste mediorientali avevano deriso la proclamazione). e sta avanzando contro un esercito molle e corrotto. Situazione in alcuni aspetti simile a quella irachena: l’esercito nigeriano non è in grado di resistere alla furia dei ribelli. Le truppe fuggono, si rifiutano di combattere. Il timore e la propaganda si uniscono: chi fugge è spaventato, cerca “rifugio” alleandosi con i Boko, ma ci sono anche molti elementi che ne condividono le ideologie e si “arruolano” tra le linee dei ribelli per diretta volontà.

Una corte marziale ha iniziato in questi giorni il processo a 97 soldati, di cui 16 ufficiali, che si erano rifiutati di combattere gli insorti; mentre altri 12 sono stati fucilati dal governo due settimane fa, accusati di ammutinamento.

In un paese che esprime tutte le controversie africane - la Nigeria è tra gli stati con più forte crescita economica in Africa (e nel mondo), che si abbina però a condizioni di vita ancora fortemente diseguali tra le varie fasce sociali e geografiche – l’esercito rispecchia in sé, l’endemica corruzione sociale e politica. Da tempo si discute – e alcuni report hanno ricostruito le prove – della possibilità che ci siano finanziatori locali per i Boko Haram, così come ci sarebbe “sostegno” al gruppo tra alcune figure politiche e alti quadri militari.

Ora il rischio, se le forze di sicurezza governative non riusciranno a respingere i Boko Haram, è che un altro Califfato Islamico – forse più crudele di quello siro-iracheno – si imposti stabilmente al centro dell’Africa (disfunzione storica, il doppio califfato, certo). Gli uomini di Shekau hanno avviato prima una campagna razzista nei confronti delle altre religioni, a cominciare dai cristiani, costretti a fuggire dai villaggio settentrionali, per poi concentrarsi sui musulmani moderati, considerati alla stregua degli altri, perché non applicano i principi radicali predicati dai Boko Haram. Migliaia le vittime, per un totale di tre milioni di persone colpite.

E gli attacchi terroristici hanno colpito fino alla capitale Abuja, vista come simbolo dell’occidentalizzazione – si ricorda che “Boko Haram” in lingua Hausa significa “l’educazione occidentale è vietata” – in un paese che è in forte tiro di sviluppo, frutto attuale degli interessi pianificati dall’Occidente.

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie