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venerdì 24 ottobre 2014

Caccia di ottobre ai russi

(Uscito sul Giornale dell'Umbria del 24/10/2014)

«Lo sai...una volta ho visto una sirena, ho anche visto uno squalo che divorava una piovra...ma non ho mai visto un sommergibile russo fantasma». Disse così l'ammiraglio Joshua Panter (al secolo Fred Thompson), mentre la Marina americana dava la caccia all'"Ottobre Rosso", il sottomarino sovietico del disertore (Sean Connery) Marko Ramius. Forse per il grande successo di pubblico, il protagonista del film tratto dal libro di Tom Clancy (l'”Ottobre Rosso”), viene spesso citato in questi giorni per descrivere quello che sta succedendo sotto le acque svedesi.

E tralasciamo le questioni da "patiti", secondo cui sarebbe più giusto tirare in ballo un altro film, "K19" (con Harrison Ford), per la maggiore attinenza della trama.

Le acque della Svezia sud orientale sono da una settimana, il campo della caccia a una sospetta unità navale russa. L'intelligence svedese alle 22 del 16 ottobre, avrebbe captato una segnalazione di emergenza a largo di Kanholmsfjarden: per questo è stata aperta l'indagine e sventagliata l'ampia squadra di ricerca. Non si esclude (ma siamo nel campo delle supposizioni) che possa trattarsi di un sottomarino russo: possibile sia un minisub, magari mandato a piazzare sensori oppure ad osservare, o a disturbare, le operazioni navali congiunte tra Svezia e Olanda in corso in questi giorni – più improbabile che sia un silenziosissimo Classe "Kilo".

La Marina svedese ha diffuso la foto di un "oggetto marino non identificato" avvistato in un fiordo. L'immagine è distante, piccola e un po' sfocata: potrebbe essere qualsiasi cosa, solo che "l'avvistamento" s'è ripetuto per almeno tre volte a distanza di tempo.

Forse il sottomarino, partito in missione o per una dimostrazione di muscoli, è in difficoltà e sta aspettando supporto – per questo, dicono sia più attinente la trama di “K19”.

Nelle acque poco fuori la Svezia, c'è da giorni una petroliera battente bandiera liberiana di proprietà della società russa Novorossiysk: alcuni analisti sostengono che si possa trattare di un'unità-madre fatta intervenire proprio per assistenza. E a quanto pare si sta muovendo anche la "Professsor Logachev", nave specializzata in operazioni di recupero: partita da una base russa, viaggia verso ovest. Ufficialmente è in direzione Las Palmas, ma due navi da guerra olandesi la seguono da lontano. Per sicurezza.

Supposizioni, anche perché ufficialmente Mosca nega, anzi ironizza sul «Risparmiate denaro», delle ricerche, mentre invece la Svezia le ha spettacolizzate quelle ricerche, portandole sotto gli occhi delle telecamere internazionali. Se quella russa era una missione di disturbo, per certi versi propagandistica, Stoccolma si è messa sulla stessa linea, opposta, dimostrando alla comunità internazionale che "sulla Russia si picchia duro".

C'è comunque confusione e pochi dati certi e chiari, va detto: figurarsi che poche ore dopo la diffusione della foto dell'ipotetico minisub, è girata anche un'immagine che ritraeva una figura umana sulle scogliere d'intorno. Si diceva fosse un frogman degli Spetsnaz sceso per perlustrazione o per piazzare quei sensori: invece s'è scoperto che era un pensionato svedese andato a pesca.

Il dato certo, è che le notizie che arrivano dal largo dell'enclave russa di Kalinigrads, si inquadrano all'interno di un di crescente ostilità tra Europa (sopratutto nord e est) e Russia.

In Polonia – dove quell'enclave è ospitata – mercoledì scorso sono stati arrestati due uomini con l'accusa di collaborare con i servizi segreti militari russi (Gru). I due sono stati presi a Varsavia: uno è un tenente colonnello impiegato al ministero della Difesa, che avrebbe avuto accesso a documenti riservati NATO; l'altro un avvocato che sta lavorando a un importante progetto energetico: un gasdotto con il quale la Polonia conta di prendere gas naturale direttamente dal Qatar, superando la dipendenza dalla compagnia “del Cremlino” Gazprom.

Varsavia, ex satellite russo, è attualmente uno di quei paesi che, dopo la crisi ucraina, chiedono all'Alleanza Atlantica una maggiore presenza militare sul proprio territorio al fine di controbilanciare la politica di Mosca – considerata espansionista, aggressiva, pericolosa. Con i polacchi, gli ungheresi: il Parlamento europeo sta per votare la richiesta avanzata dal governo di Budapest sulla revoca dell’immunità a un europarlamentare ungherese accusato di spionaggio per i russi. E poi l’Estonia, che ha accusato la Russia di aver mandato una squadra speciale a rapire un uomo dei suoi servizi segreti: il blitz militare sarebbe avvenuto addirittura di qua della frontiera estone, il 5 settembre scorso.

Scenari di cui ormai s'era persa l'abitudine: clima da Guerra Fredda. In Ucraina, nel frattempo, c'è tutt'altro che chiarezza sul futuro del Paese – mentre questo giornale va in stampa, il premier della filorussa autoproclamata repubblica di Donetsk, annuncia che «Kramatorsk, Mariupol e Sloviansk saranno nostre; abbiamo intenzione di riconquistarle e non si esclude un'azione militare».

Eppure le sanzioni internazionali contro Mosca cominciano a farsi sentire sonoramente: il tonfo del rublo di inizio mese è molto più di un segnale (è stato toccato il minimo storico contro dollaro e euro). Certo, c'è un contro-effetto: se il rublo è debole (debolissimo come adesso), diminuiscono le importazioni e Paesi come l'Italia (che in Russia ha un forte mercato export) ne soffrono.

Oltretutto il fattore petrolio potrebbe peggiorare la situazione di Mosca: il New York Times aveva spiegato che dietro al motivo della discesa dei prezzi del greggio, c'è la volonta dell'Arabia Saudita di continuare a immetterne grosse quantità sul mercato, non curandosi della diminuizione dei prezzi.

Il budget statale russo è ancorato a un prezzo di vendita del greggio di 105 dollari al barile: ora è intorno ai novanta. Se dovesse calare troppo, Mosca non riusicrebbe più a pagare le spese dello Stato.

La Banca centrale russa sta già studiando scenari di stress estremi simulando livelli di crisi spinti, forse difficilmente raggiungibili, ma non del tutto utopici. Entro fine anno, potrebbero "fuggire" dalla Russia 120 miliardi di capitali. Il rublo è molto lontano dall'essere la «moneta rifugio» che Putin progettava nel 2007. Ma il "presidente-zar" incurante, continua a giocare il suo Risiko di navi e spie.

Quello che è peggio, è che qua da noi, in Italia, alcuni lo considerano uno statista da prendere come esempio.

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