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sabato 11 ottobre 2014

Le armi dello Stato Islamico

Il New York Times qualche giorno fa ha creato un'infografica in cui si riassume la provenienza delle armi in mano alle forze del Califfato. La ricostruzione è stata resa possibile dalle analisi condotte dal Conflict Armament Research su un gran numero di munizioni raccolte da ricercatori o messe a disposizione dagli stessi combattenti (curdi) nelle aree della Siria e dell'Iraq.


Non è certo una novità che molte di queste siano di fabbricazione e origine america, d'altronde i soldati del Califfo hanno ampiamente diffuso foto che li ritraevano in posa davanti a bottini di guerra statunitensi: carri armati Abrams e veicoli blindati come gli Humvee. In quelle stesse immagini hanno fatto mostra anche delle armi leggere ─ e dunque di munizioni ─ occidentali, ma anche di un'ampia quantità di armamenti di fabbricazione russa (o cinese). Le prime sottratte dai depositi delle basi irachene, i secondi, presumibilmente, vengono dalla Siria.

Un aspetto interessante nello studio, riguarda le datazioni delle munizioni ritrovate. Molte di quelle datate dopo il 2000 hanno origine americana ─ "importate" con l'occupazione del 2003 e lascito a Baghdad dopo la ritirata del 2011. Circa il 26% sono di fabbricazione cinese, difficile dire a chi appartenessero, anche se gli esperti pensano fossero in dotazione all'esercito siriano.

Dettaglio non da poco: tra i bossoli recuperati ce ne sono diversi di fabbricazione iraniana, datati 2013. Questo significa che Teheran ha violato la sanzione Onu del 2006 (risoluzione 1737) che gli vietava il traffico di armamenti, per spedire aiuti militari al regime di Assad ─ fidato alleato dell'asse sciita.


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