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lunedì 15 settembre 2014

Obama (forse) potrà attaccare l'IS in Siria grazie a una legge di Bush

Damasco ha commentato la volontà di estendere i raid contro lo Stato Islamico sul territorio siriano, facendo cenno alla possibilità di "violazioni della sovranità territoriale", qualora non arrivino repentine richieste/informazioni sugli attacchi. Insomma, la volontà di Assad è quella di entrare a far parte della coalizione che combatte l'IS ─ offrendo in cambio "l'uso" del proprio teatro di battaglia ai bombardieri americani (e francesi, e forse UAE, e chi più ne ha).

La Siria è sostenuta nella sua obiezione al piano americano, anche da Mosca ─ alleata storica e in questo momento in crisi di rapporti con l'Occidente (vedi, ovviamente, la crisi ucraina). E così la questione si complica, perché è vero che è necessario colpire il via-vai siro-iracheno degli uomini del Califfato ─ unica possibilità per bloccare la gran parte dei trasferimenti di armi, soldati e forniture varie ─, ma è altrettanto vero che farlo senza il consenso del regime di Damasco aprirebbe il fianco a possibili scomode controversie di diritto internazionale.

Questioni rese ancora più complicate dalla gamba tesa russa ─ in probabile combutta con Teheran. Mosca oggi ha annunciato per bocca del ministro degli Esteri Lavrov che è pronta ad inviare armi a sostegno delle forze anti-IS e a partecipare attivamente al fronte, però vuole che nella coalizione vengano coinvolti anche Siria e Iran.

Pochi spazi di manovra: è improponibile allearsi con Assad; l'Iran ha fatto sapere che ufficialmente non farà parte del "gruppo degli Stati Uniti" (ma continuerà a sostenere Iraq e Siria per i fatti suoi); coinvolgere Mosca adesso è complicatissimo ─ quanto folle ─, gravata com'è dal peso delle pressioni sulle vicende tuttora in corso in Ucraina dell'est.

L'unica scappatoia per Obama (& Co.) sembra essere in una volontà di George Bush ─ ancora una volta, dopo la (ri)chiamata del generale Allen, uomo messo nel 2007 a capo della controinsurrezione in Iraq dall'ex presidente (con successo), e ora scelto di nuovo da Obama per coordinare e gestire la missione.

La scappatoia, dicevamo, è rappresentata dall'AUMF, sigla che sta per Authorization for Use of Military Force Against Terrorists, ossia la legge specifica che autorizzava il presidente degli Stati Uniti ad utilizzare tutta la forza necessaria ─ ed «ovunque», questo è il punto chiave ─ contro gli autori degli attentati del 9/11.

L'AUMF è stato spesso tirato in ballo per giustificare interventi armati contro "forze affiliate e assimilabili ad al-Qaeda", anche se non c'è nessuna menzione del genere nell'atto. Ora resta da vedere se tale circostanza legislativa è applicabile o ripetibile.

Ma intanto, l'unico appiglio possibile per permettere raid aerei sulla Siria e spezzare la catena del Califfo, è una legge voluta fortissimamente da Bush e fatta applicare nel giro della settimana successiva all'attentato alle Torri Gemelle. Altrimenti c'è da fidarsi di Assad, dell'Iran e della Russia.
 

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