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lunedì 22 settembre 2014

Assad: armi chimiche, bugie e ricatti

Lo scorso anno (in questi giorni), dopo gli attacchi chimici ordinati dal governo siriano contro i ribelli nel quartiere Goutha alla periferia di Damasco ─ dove rimasero uccise un paio di migliaia persone, quasi esclusivamente civili ─, Obama minacciò di bombardare la Siria. Era stata superata una delle "red lines" imposte dalla Casa Bianca (l'uso di armi chimiche, appunto) e Obama ─ controvoglia ─ si era trovato costretto a mantenere le promesse. Almeno a parole, non a fatti: l'intervento provvidenziale della Russia mediò, e permise allo storico alleato (Damasco) di uscire dalla pesante Damocle dei bombardamenti americani ─ e francesi, che avevano già dato l'ok. Ai tempi la crisi ucraina era lontana ─ anche se relativamente ─ e Washington schiacciò il "5" a Mosca, per aver tolto anche l'America dalla "noia" dell'intervento militare.

Il piano di mediazione messo in piedi da Mosca, consisteva nello smantellamento dell'arsenale chimico siriano. Assad controfirmò la sua disponibilità, e le operazioni iniziarono. Tra ritardi e rallentamenti ─ voluti dalla diplomazia di Damasco, ma anche causa della guerra in corso, è vero ─ fu stilata una lista completa delle armi chimiche, sulla base della quale iniziò il lento trasporto delle stesse verso il porto di Latakia ─ Assad aveva scelto la sua città, la base alawita, per far da base di carico dei prodotti.

La storia delle armi chimiche siriane è "lunga e travagliata": me ne sono occupato quasi passo per passo, a tratti anche approfondendo alcuni dettagli; dunque, onde evitare di rallentare la scorrevolezza di questo post, vi rimando al link sotto la tag "armi chimiche" del blog, per saperne un po' di più.

Per quello che si sta dicendo adesso, basta sapere che ufficialmente l'ultimo carico delle a.a. è partito il 24 giugno per la distruzione. L'Opcw (l'Organizzazione internazionale sulle armi chimiche) ha confermato che tutto l'arsenale dichiarato da Assad è stato prelevato e adeguatamente neutralizzato.

Salvo che, una mesata dopo, a luglio, il governo siriano ha presentato all'Opcw una mini-lista di altri tre siti di produzione di componenti chimici e biologici — siti dei quali, per capirci, non ne aveva mai parlato prima. Mentendo.

In particolare uno di questi impianti ha da subito destato preoccupazione. Si tratta di un sistema di produzione di ricina: la ricina è una proteina naturale che si ottiene dai semi di una pianta, il Ricinus Cuminis, forse più noto come Ricino. È altamente tossica, al punto che bastano 0.2 milligrammi ─ anche solo inalati se ad alte concentrazioni — per uccidere un uomo adulto.

L'Opcw ha confermato l'effettiva esistenza dei siti ─ e dunque ha certificato il governo di Assad come mentitore.

Assad ha anche comunicato che il luogo di produzione, adesso, si trova m in una zona attualmente sotto il controllo dei ribelli — per esattezza non ha specificato quali, ma sembra siano le forze dell'IS.

Che il presidente siriano sia inaffidabile, non è una novità — così come è da un po' che le agenzie di intelligence segnalano la possibilità che la Siria si sia tenuta (nascondendoli) una piccola parte dei componenti chimici.

Ora ci sono alcune considerazioni, legate a quello che fa il governo di Damasco.

1) Assad ha tenuto le armi nascoste, riservandosi la possibilità di nuovi utilizzi, se i ribelli fossero riusciti a prendere troppo spazio. In questo 1a) ha tradito l'Occidente e i suoi accordi 2a) ma, allo stesso tempo, si è mostrato forte (tanto da poter tradire gli accordi presi con la comunità internazionale) agli occhi del suoi clan – cosa che non guasta, visto i malumori interni (sotto questo'ottica si può leggere anche l'uso più che ripetuto dell barrel bomb al cloro, arma chimica di fatto, con cui sfidare gli impegni e mostrarsi "un duro" ai seguaci).

2) In questo momento Assad ha preferito "sacrificare" il deposito di ricina, nell'ottica di una strategia di ordine superiore: dare forza allo Stato Islamico e costringere gli USA e l'Occidente a farsi coinvolgere in Siria. Per certi aspetti, è la stessa strategia utilizzata con le basi intorno a Raqqah ─ esempio quello della Tabqa Air Base ─, con il governo che ha ritirato le truppe, lasciando una flebile linea di difesa davanti agli assalti del Califfo. Risultato: i soldati dello Stato Islamico sono entrati in possesso di ulteriori (e migliori) armamenti, sottratti dagli arsenali delle basi conquistate con il sangue. Effetto: il Califfato si è reso militarmente più potente, tanto da giustificare le richieste della Siria all'America&Co. di intervenire ─ in modo coordinato con Damasco, però ─ per distruggere le roccaforti instaurate sul proprio territorio dall'IS. Altra lettura a latere: dato che le forze del Califfato combattono anche le altre fazioni ribelli  tra cui, ovviamente, quelle più moderate (e sponsorizzate dagli Stati Uniti), Assad, che gioca al solito su una doppia agenda, ha favorito il rafforzamento dell'IS perché spiani i ribelli moderati, così da configurare l'insurrezione siriana come un manipolo di pericolosi terroristi ─ l'IS, appunto ─ agli occhi del mondo: questo permetterebbe al regime, di "giustificare" le atrocità commesse ─ secondo Assad, sia chiaro.

3) Succede ancora che le visioni diaboliche e ambigue di Assad, finiscono per mettere in serio pericolo un'intera regione (o forse di più?). Stavolta ha "permesso" ad un gruppo fondamentalista, fanatici quanto pericolosi, di entrare in possesso di un'arma di distruzione di massa. Come finirà questa storia non è chiaro: quello che è chiaro è che ─ non guasta ripeterlo ─ non c'è da fidarsi di Assad.


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