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giovedì 17 luglio 2014

Il Washington Post contro Hamas

Mercoledì 16 luglio, nel mezzo di questo nuovo giro del conflitto israelo-palestinese, il Washington Post ha pubblicato un feroce editoriale contro Hamas, il gruppo politico (costituito anche da un'ala militare considerata organizzazione terroristica da mezzo mondo) che governa la Striscia di Gaza.

Il WaPo, così come molti giornali anglosassoni, è solito prendere posizione sulle più importanti questioni correnti: possono farlo perché la propria credibilità è inscalfibile. Per capirci, giornali di questo genere possono "schierarsi" contro Hamas, senza che nessuno dei lettori mondiali abbia sospetti sul fatto che alcune altre notizie e vicende vengano minimizzate.

Nell'editoriale del Washington Post, il titolo è “Hamas is playing a dangerous game with Gazan lives”. In Italia è stato ripreso anche dal Post, che ne ha tradotto due paragrafi (importanti anche secondo me):
«Finora la campagna militare di Hamas contro Israele è stato un fallimento. In parte grazie al sistema anti-missilistico Iron Dome, che a fronte di circa 1.200 razzi lanciati verso Tel Aviv, Gerusalemme e altre città ha causato solo un morto tra gli israeliani e qualche danno. I tentativi di attacco via mare e attraverso i tunnel sotterranei sono stati fermati, e un drone che si è avventurato dentro lo spazio aereo israeliano è stato rapidamente abbattuto. […]
Perché Hamas dovrebbe insistere e continuare a combattere quando sta raggiungendo così poco? La sola risposta plausibile è rivoltante: il movimento islamico calcola che può ottenere le concessioni che non ha ancora ottenuto da Israele e dall’Egitto non colpendo Israele, lasciando che proseguano le uccisioni di palestinesi nei contrattacchi israeliani. Più di 200 persone, inclusi alcuni bambini, sono già morti a Gaza; Hamas probabilmente calcola che molti morti spingeranno i governi occidentali a fare pressione su Israele e accettare le richieste di Hamas.»

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