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sabato 5 luglio 2014

Il Califfato, la mossa cruciale dello Stato Islamico

(Articolo uscito venerdì 4 luglio sul Giornale dell'Umbria)

Domenica 29 giugno, l'Isis – il gruppo islamista sunnita che sta combattendo in Siria e che da qualche settimana è protagonista di un'offensiva militare sull'Iraq – ha proclamato la ricostituzione del Califfato sui territori controllati. Un'area che va da Mosul (nel nord dell’Iraq) alla periferia di Aleppo (in Siria), e da Rutba (nel sud dell’Iraq) alla periferia di Dayr az Zor (sempre in Siria).
Il Califfato è la forma di governo politico-religiosa, che intende rappresentare l'unità di tutti i musulmani (Umma). Dopo la morte di Maometto nel 632 d.C., si possono distinguere tre fasi storiche del califfato: la prima guidata dal padre della moglie del profeta Abu Bakr (Califfato dei Rashidun), la seconda quella dell'Impero degli Omayyadi che istituì l'aspetto dinastico, la terza quella degli Abbassidi che fu chiusa dalla conquista dei Mongoli a metà del 1200, ma che attraverso rami secondari si può dire che sopravvisse con gli Ottomani fino al 1925, anno in cui Ataturk, appena eletto presidente della Repubblica turca, la dichiarò esaurita attraverso un'assemblea costituente. Da allora, l'unione politica islamica ricorre in alcuni progetti politici mediorientali, più come richiamo romantico che programma realistico, scontrandosi con interessi e incoerenze della modernizzazione.
La mossa di domenica, ha avuto un enorme impatto mediatico: Charles Lister, ricercatore del Brookings Doha Center, l'ha definita come «lo sviluppo più importante della jihad internazionale dopo l’11 settembre». L'annuncio è arrivato via Internet come prassi ormai consolidata, dalla voce di Abu Mohammad al-Adnani, portavoce dell'Isis – che tra le altre cose da domenica ha cambiato nome in IS, che sta soltanto per Stato Islamico – attraverso un discorso infarcito di riferimenti coranici, poi inserito in un documento tradotto in varie lingue.
«Tutti i gruppi legati ad al-Qaida e quelli jihadisti indipendenti, dovranno ora decidere se appoggiare lo Stato islamico o opporvisi. Questo potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase per il jihadismo transnazionale [...] e un pericolo reale per al-Qaeda e la sua leadership», ha continuato Lister nella sua analisi su Le Monde. E lo stesso Adnani è stato chiaro a proposito, chiedendo la subordinazione dei sunniti al volere del Califfo – il "successore" (di Maometto. ndr), colui che batte moneta, comanda l'esercito, amministrata lo stato, guida la preghiera – designato nella figura del leader IS Abu Bakr al-Baghdadi, chiamato adesso "califfo Ibrahim".
Al-Baghdadi è un personaggio misterioso: di lui si sa poco o niente, raramente è presente sul campo di battaglia, ma il suo potere evocativo è immenso. Frutto sia dell'attività storica, che di una paventata discendenza diretta con il nipote del profeta Maometto. Baghdadi, presumibilmente classe '71, secondo le informazioni disponibili fa risalire la sua attività di combattente al 2003, anno in cui si sarebbe unito ai ribelli iracheni dopo l'invasione statunitense. Fu uno degli "spurghi" dell'azione americana: è stato rinchiuso e successivamente liberato in un campo di prigionia ai tempi della Guerra d'Iraq (sembra a Badush, prigione di Mosul la cui liberazione, il 10 giugno, avrebbe visto la presenza del capo in persona a sfondare i cancelli).Quasi inesistente tra il 2005 – quando fu dichiarato morto – e il 2010, anno in cui ricomparve, invece, alla guida dell'Isis.
Il nuovo Califfato si ispira a Rashidun, succeduto,come detto, a Maometto nel settimo secolo e venerato dalla maggior parte dei musulmani: ma la visione di tornare ad un'epoca "pura" è stata accolta da molti con derisione e rifiuto. L'unità dei musulmani, l'osservanza allo Stato Islamico degli altri gruppi jihadisti, sembrano questioni lontane, secondo molti analisti. A cominciare dai combattenti siriani, come il Fronte Islamico per esempio, gruppo molto ampio che raccoglie svariate realtà impegnate contro Assad, che ha definito il Califfato "illegittimo" e addirittura "dannoso", controproducente. Appoggi sono arrivati da pochi fanatici, ma in giro per il mondo tutto è fermento. I servizi algerini hanno fatto sapere ai media, di aver intercettato comunicazioni su un summit in una località imprecisata al confine libico, che si terrà in questi giorni tra i principali esponenti dei combattenti nord africani: tra questi Ansar al-Sharia, contro cui il generale Haftar sta combattendo in Libia, e l'importante Aqim, realtà filo-qaedista che aveva però simpatizzato per l'Isis, impegnata dal Maghreb al Sahel, allungado i propri interessi terroristici mescolati al narcotraffico e al brigantaggio fino al Corno d'Africa.
Sarà da vedere il comportamento di queste organizzazioni: su questo si misurerà il reale potenziale di Baghdadi e del suo Califfato, al di là dei proclami e delle minacce all'Occidente ("sarà peggio dell'11 settembre" ha tuonato in un nuovo comunicato uscito martedì). L'obiettivo del Califfo, difendere ed estendere il dominio dell'Islam su un progetto di mappatura simile a quello dell'immagine che gira su Twitter in questi giorni, sarà strettamente vincolato dal suo influsso internazionale sui gruppi islamisti: l'affiliazione, il giuramento di fedeltà di queste altre realtà islamiste, significherebbe che l'Isis ha dimensione globale.
L'Iraq è il centro del mondo, in questo momento.

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