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martedì 8 luglio 2014

I musulmani che odiano il terrore

(Articolo pubblicato su The Post Internazionale)

Kalid ha 43 anni. Marocchino, vive in Italia da un tempo sufficiente per aver acquisito un ottimo accento maremmano.

Parliamo parecchio insieme: mi faccio raccontare storie sulla sua vita attuale e su quella in Marocco, spesso gli chiedo dell'Islam. Khalid è rispettatissimo dalla comunità araba della zona. Ha influenza, al punto che è ascoltato anche da altri immigrati, forse per la sua saggezza, forse per la sua esperienza in Italia.

Non posso non parlare del Califfato autoproclamato domenica 29 giugno dallo Stato Islamico sui territori controllati a cavallo di Siria e Iraq (da domenica 29 giugno 2014, infatti, l'Isis non esiste più, adesso si chiama Is).



Lui mi guarda quasi inorridito, si vergogna: "Sono dei matti, degli esaltati", mi dice. "Pensa - continua - in un paese arabo si fanno la guerra tra musulmani, si bombardano, si ammazzano a sangue freddo: non è Islam questo. Se tornasse Maometto li punirebbe tutti, altroché conquistare il mondo, questi sono come Hitler". In effetti, la religione islamica non parla della ricostituzione di un Califfato.

"L'Islam è amore, è piacere di vivere, è aiuto", mi dice con le mani giunte, quasi a giustificare la sua fede in una religione troppo facilmente accostata alle derive radicali. "Secondo te nel Corano c'è scritto di fare tutto questo 'casino'? Secondo te, Maometto ha mai pensato al terrorismo?". "Chi ci rimette siamo noi, noi normali": e si riferisce soprattutto a quelli che "non hanno la fortuna di essere venuti in paesi occidentali, quelli che restano in mezzo alla paura delle guerre".

Khalid molto probabilmente non conosce i risultati di uno studio appena pubblicato dal Pew Research Center, tra i più autorevoli think tank americani, ma in fondo è quello che mi sta dicendo. Dal report uscito in questi giorni si evince che nel mondo sta sensibilmente aumentando la preoccupazione nei confronti dell'estremismo islamico.

Ma il dato diventa altissimo se viene preso in analisi il Medio Oriente. Nei Paesi con popolazioni a maggioranza musulmana come il Libano, il 92 per cento della popolazione ha paura dell'estremismo: un aumento di 11 punti in un anno, complice l'avvicinamento del conflitto siriano e la rivendicazione dell'IS su alcuni degli ultimi attentati. Preoccupazione che non distingue confessioni tra sciiti, sunniti e cristiani. Stessa paura si ritrova in Tunisia, in Egitto, in Giordania e pure in Turchia.

Allargando l'ottica, il timore del radicalismo islamico e del terrorismo collegato è in aumento anche in Bangladesh, Pakistan (nonostante la paventata possibilità di dialogo con i Talebani) e Malesia. Come pure in Israele e Palestina (con valori più alti nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania), in Nigeria e Senegal.

Lo studio del Pew Research Center racconta anche che la maggior parte delle organizzazioni terroristiche conosciute su scala globale stanno vivendo un periodo di forte involuzione della propria rappresentatività e rispettabilità. Quasi l'80 per cento della popolazione nigeriana, per esempio, non tollera più le azioni di Boko Haram: il gruppo dall'inizio dell'anno ha seminato terrore con migliaia di morti, toccando quota 2.000 vittime già nei primi mesi del 2014.

E non a caso si stanno diffondendo milizie locali, forze di autodifesa, gruppi di volontari nei villaggi, che imbracciano qualsiasi genere di arma per proteggersi dall'azione del gruppo jihadista salafita guidato da Shekau, sostituendosi a un esercito debole, improvvisato, spesso corrotto.

E non va meglio ai Taliban in Pakistan o alla rete globale rappresentata da al-Qaeda, che raccoglie giudizi negativi nella gran parte dei Paesi in cui è attiva, alla faccia della nuova politica voluta dal capo supremo Ayman al-Zawahiri che doveva portare "la Base" più vicina alla popolazione. Così come Hamas, che dopo il 62 per cento di consensi raggiunto nel 2007 ha subìto una parabola negativa fino al 35 attuale, nonostante la pacificazione con Fatah e l'ingresso nella maggioranza politica che sostiene l'attuale governo tecnico dell'Anp (Autorità nazionale palestinese).

L'autoproclamato califfo a capo dell'Is, Abu Bakr al Baghdadi, ha chiesto ai musulmani di tutto il mondo di emigrare nel Califfato, promettendo che "marcerà alla conquista di Roma". Ma sono proprio i musulmani come Khalid i primi a prendere queste parole come pure farneticazioni. E il report del Pew Research Center conferma.

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