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sabato 12 luglio 2014

Here we are, Barack

Dunque: giovedì 10 luglio l'esercito iracheno ha confermato quello che era trapelato già, circa un mese fa: lo Stato Islamico (che ai tempi era ancora ISIS e non aveva dichiarato il Califfato) è entrato in controllo del deposito di Muthanna.

Muthanna è un sito conosciuto da tempo come deposito di armi chimiche dei tempi di Saddam. Ma all'interno non dovrebbe esserci granché - almeno secondo quanto detto dalle Nazioni Unite. Forse un po' di sarìn, o forse dei composti precursori, forse iprite avanzata: anche il governo iracheno (ma fidarsi di loro è ormai diventata follia pura) dice che non ci sono pericoli, perché i prodotti sono deteriorati. Poi Baghdad, rimproverato dalla comunità internazionale per aver lasciato lì "certa roba", si è svincolato sostenendo di non aver avuto tempo e modo per neutralizzare i composti chimici - l'America, quando abbandonò l'Iraq, lasciò il deposito nelle mani delle forze di sicurezza irachene, considerandolo più o meno innoquo; dunque spettava ai tecnici locali neutralizzarlo del tutto, ma non l'hanno fatto (che te lo dico a fare).

Ora, comunque, un po' di preoccupazione c'è, perché a tutti gli effetti uno stato guidato da un uomo che intende ricostruire il Califfato abbaside, che chiede ai gruppi jihadisti di tutto il mondo di trasferirsi nel suo territorio per ricostruire il Grande Islam, che punta a Roma e minaccia qualcosa di peggio dell'11 settembre, ha in mano un deposito di armi chimiche. Magari è più l'idea che l'effettivo contenuto del magazzino, ma tanto basta.

Però Washington, per bocca di Jen Psaki - portavoce di John Kerry - continua a dire di non preoccuparsi. Così come gli esperti internazionali - e quelli americani - invitano a sdrammatizzare su quell'altra notizia, simile, che è arrivata in questi giorni: l'IS è entrato in possesso di 88 chilogrammi di uranio nucleare, che si trovavano all'Università di Mosul. Tutto di basso grado, almeno sembra; e sembra pure che i composti di uranio sottratti non sono utilizzabili nello stato in cui si trovano - anche crearci una bomba sporca, dicono gli analisti, non avrebbe senso, con le radiazioni che si disperderebbero in fretta nell'aria senza produrre conseguenze (peggio sarebbe stato se si fosse trattato di Cesio-137, solubile in acqua).

Resta un fatto: la retroazione delle armi di distruzione di massa in Iraq. Obama impostò la sua campagna nel 2008, anche sulla retorica del "in Iraq non c'erano armi chimiche", e conseguentemente sulla guerra sbagliata voluta da Bush (figlio, ma pure padre già che c'eravamo) quasi soltanto per interessi.

Quei pochi che sostenevano che quelle armi c'erano (eccome), passavano per prezzolati dai Poteri o per creduloni disinformati. I saperlalunghisti, anche dall'Italia, tuonavano che era tutta una farsa, e che la Cia o chi per lei aveva inventato tutto (correte!1! fate girare!1! e via dicendo). Nessuno ascoltò nemmeno quando un ex generale di Saddam, tal Sada, disse che le armi c'erano - e tante - ma erano state spostate in Siria. Anzi, la cosa finì per avvalorare i detrattori del "visto che non c'erano più!" .

Adesso, una decina d'anni dopo, non solo quelle trasferite in Siria hanno permesso ad Assad di arricchire il proprio arsenale e fare una strage di migliaia di civili, ma quelle rimaste in Iraq sono in mano del Califfo.

Here we are. 


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