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giovedì 24 luglio 2014

Commandos olandesi a protezione dei resti dell’MH17

(Pubblicato su Formiche)

Nel pomeriggio di mercoledì sono arrivati a Eindhoven i primi corpi delle vittime del disastro aereo del volo MH17 della Malaysia Airlines, precipitato nei cieli dell’Ucraina orientale.

Mentre l’aereo atterrava – e mentre l’Associated Press finiva in mezzo a un turbine di polemiche per aver annunciato l’arrivo del velivolo con troppa enfasi («breaking») e pessima scelta di parole («…crash lands»), tanto da dover quasi scusarsi e precisare – da Grabovo arrivavano altre immagini. Vergognose. Quelle – purtroppo non più una novità – degli uomini incappucciati (e anche no) dei separatisti, intenti a saccheggiare i bagagli delle vittime. Una profanazione, un’affresco delle più infime bassezze umane, lo specchio del disinteresse che Lorenzo Cremonesi aveva rilevato nell’uomo intervistato sul CorSera e nei suoi compagni dell’unità combattente Oplot che si trova sul posto a presidio del relitto per i filorussi – «All’inizio come prima squadra di individuazione dei cadaveri, poi per fare la guardia ai rottami dell’aereo malese, infine come sentinella ai vagoni-obitorio. Eppure i suoi miliziani non sembrano avere alcun senso di colpa» scrive Cremonesi sul ruolo della Oplot.

Proprio la presenza sul sito dell’impatto dei miliziani separatisti – e quella sospetta di uomini mandati da Mosca – è stata al centro di diverse polemiche nei giorni passati. Si è pensato a un possibile inquinamento delle prove, poi le immagini degli sciacalli hanno portato la questione anche sull’altro piano, quello del rispetto dei morti e dello sciacallaggio.

L’Olanda, il paese più coinvolto dalla tragedia con 193 vittime – Vox ha stimato che percentualmente sono morti più olandesi nello schianto del volo MH17, che americani negli attentati dell’11 settembre -, ha deciso che, viste le circostanze, probabilmente sarebbe stato meglio recarsi sul posto preparati. E cosi, secondo il principale quotidiano olandese, il Telegraaf, sarebbe in partenza una squadra di commandos: i Korps Commandotroepen (KCT) del Reale esercito olandese.

Unità sceltissime delle forze speciali, utilizzate per counterterrorism e recupero ostaggi, inviate in Ucraina con qualche Chinook e accompagnate da un C130 e un C17 Globemaster, caldi per l’immediata exit strategy. Già, perché a quanto pare il compito che il governo olandese vuole affidare ai suoi uomini, non si limiterà alla supervisioni e protezione dei rottami. Sulle regole d’ingaggio, stando alle notizie uscite, potrebbe infatti esserci scritto anche di andare a stanare i responsabili – professori ed esperti di diritto internazionale, avrebbero già storto il naso sulle possibili e pericolose responsabilità legali dell’azione, in un summit con i vertici militari.

D’altronde un capitano della sede dello Special Air Service di Hereford, in Inghilterra, ha commentato che «se l’Inghilterra avesse perso 193 persone, noi saremmo andati a prendere i responsabili». I SAS, appunto, ma non quelli inglesi, ma gli australiani: anche loro (l’Australia è il secondo paese più colpito per numero di morti) sarebbero in arrivo sul luogo dell’incidente. D’altronde la collaborazione con il KCT olandese è consolidata: la task force Viper ha a lungo pattugliato insieme ai SAS di Camberra le aree della provincia centro-meridionale afghana dell’Uruzgan nell’ambito dell’operazione ISAF. Si ritroveranno insieme nell’Oblast di Donetsk.

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