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martedì 3 giugno 2014

Siria, la guerra "proxy"

Si è spesso parlato della guerra in Siria come di una "proxy war", cioè una guerra combattuta in un unico campo di battaglia (quello siriano, appunto), ma con in ballo conflitti tra numerose altre nazioni e interessi conseguenti di diverso e ampio genere. Una guerra per procura.

Si è detto spesso del coinvolgimento negli scontri di corpi paramilitari iraniani come i guerriglieri Banji, o dell'intervento delle forze di Hezbollah o dei miliziani sciiti iracheni, o della Russia che sostiene lo storico alleato Assad portando armi nei porti di Latakia mentre scorta il carico dei prodotti chimici del regime; così come l'arrivo (e la nascita) di numerose realtà jihadiste, alcune associate ad al-Qaeda e altre appartenenti al mondo salfita combattente. Nemmeno l'Occidente si è tirato indietro, controllando da dietro attraverso fornitura di armi e intelligence, alcuni gruppi scevri dalle influenze islamiste. Altrettanto hanno fatto i vari paesi confinanti: Libano e Iraq s'è detto, ma anche Turchia, Giordania, Israele. Ma anche nazioni più distanti, come il Qatar e lo Yemen, o addirittura l'Afghanistan, la Croazia e l'Ucraina sono coinvolte nel conflitto, veicolando le rotte delle armi.

Per capire, insomma questa guerra proxy in un'immagine postata su Twitter da @PhantomReport.


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