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giovedì 19 giugno 2014

Salvare l'Iraq

Oggi sul Giornale dell'Umbria ho scritto d'Iraq, della ribellione dell'Isis, delle difficoltà di intervenire per l'Occidente, delle responsabilità di Maliki e dell'unico possibile, probabile, vincitore: l'Iran.

Nel pezzo, che raccoglie non solo fatti, ma anche opinioni, per ovvie ragioni non sono inseriti gli ultimi aggiornamenti: le "ovvie ragioni" si legano al fatto che al momento in cui ieri ho inviato il pezzo al giornale, ancora i fatti che chiamiamo adesso "aggiornamenti", non erano ancora successi - è il cartaceo, bellezza.

D'altronde tutto succede molto velocemente, al punto che è da ritenersi fortunati, che l'articolo non abbia perso di senso nel frattempo. Sebbene è chiaro ed evidente che il ruolo dei giornali di carta sarà sempre più quello di ragionare ed analizzare "quei fatti", in circostanze del genere - dove una settimana fa, da un'ora all'altra, la seconda più grande città irachena è caduta nelle mani dei ribelli - resta lo stesso difficile: certe di quelle analisi, di quelle opinioni, di quelle letture, potrebbero venir smentite dall'evolversi delle vicende, prima ancora che si finisca di stampare le ultime righe.

Ma questo ragionamento, non è argomento centrale di questo post, che invece deve servire a fare da corollario d'aggiornamento, per quel link al Giornale dell'Umbria.  Dunque, che cosa è successo nel frattempo?

Ieri la più grande raffineria di petrolio irachena, quella di Baji, è caduta nelle mani degli estremisti islamici dopo una battaglia - l'esercito ha messo in campo tutte le forze, compresi gli elicotteri d'attacco, ma non è riuscito a respingere l'offensiva. L’impianto si trova molto vicino a Baghdad, a 130 miglia (Nytames). Le compagnie petrolifere internazionali presenti in Iraq, hanno cominciato ad evacuare il personale.

La conquista fa parte di un business model studiato per rendere economicamente indipendente lo Stato Islamico. Il documento che racconta questo piano, è una specie di «trimestrale» come scrive Mattia Ferraresi sul Foglio, una sorta di report aziendale che spiega come l'organizzazione si muove come un esercito ma ha un obiettivo chiaro: costruire uno stato.

Obama starebbe pensando con attenzione a bombardamenti mirati con i droni sui militaziani sunniti, scrive il New York Times. Ma nel frattempo pensa anche al futuro politico, futuro che parte da un punto certo: intanto al-Maliki se ne vada, poi si vedrà (Wsj).

L'eccessiva esposizione mediatica dell'Isis, soprattutto online, soprattutto su Twitter, rischia di essere controproducente: racconta il Daily Beast. che c'è qualche gola profonda, che starebbe svelando i piani del gruppo - magari anche inavvertitamente.

Resta comunque che con l’avanzata dell’Isis in Iraq, torna la paura di attacchi terroristici in occidente. Il premier britannico Cameron ritiene che lo Stato islamico starebbe preparando anche ad attentati in Gran Bretagna. Per questo, dice, bisogna intervenire e aiutare il governo iracheno (Guardian).

E l’Italia? Rispetto alle crisi internazionali il nostro paese vorrebbe porsi come forza dialogante e di aiuto - come in Ucraina, solo che questi sono molto più irrazionali. Ieri il Consiglio supremo di Difesa si è riunito e si è tornato a parlare - e frenare - di taglia alla Difesa. Il momento è difficile: da un lato la rinascita del terrorismo a livello globale inviterebbe a cautelarsi e premunirsi, dall'altro la situazione economica dello Stato, pone il grosso problema del ridimensionamento degli investimenti. «Per una riforma delle forze armate utile al Paese, resta centrale il problema delle risorse che, pur nella ricerca di ogni possibile efficienza ed economicità, non dovranno comunque scendere al di sotto di livelli minimi invalicabili», è questo riportato da GoodmorningIT il fulcro di quello che è uscito. Che tradotto vuol dire: risparmiamo un po', magari partiamo dagli F-35, ma senza esagerare, dato che il mondo è pieno di guerre (Repubblica). E sempre parlando dell'Italia, occhio a Sigonella: la base Siciliana sta diventando sempre più centrale per le operazioni in Nord Africa e da lì si alzano i droni di osservazione Global Hawk che pattugliano anche a lungo raggio. Sembra si tratti di un caso: domenica sei voli in atterraggio all'aeroporto di Catania, sono stati dirottati su Palermo ufficialmente per condizioni di volo sfavorevoli legate alle attività dell'Etna, ma in Libia, nel frattempo, le forze speciali americane stavano portando a termine la missione di cattura e trasferimento del terrorista Khattala, l'uomo dietro all'attentato dell'ambasciata di Bengasi.

Sarà, ma tutto è più vicino a noi di quel che sembra.


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