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martedì 17 giugno 2014

I giovani italiani non lavorano

Non mi occupo molto spesso di Italia. Ho scritto però un pezzo che racconta dell'enorme percentuale raggiunta dalla disoccupazione giovanile nel nostro paese.

L'ho scritto su The Post Internazionale, e il ragionamento arriva dopo aver letto diversi articoli di media internazionali, che prendevano il caso italiano come una specie di modello.

Due articoli, soprattutto, uno scritto sul Daily Beast, l'altro sul Guardian.

Quanto guadagni?". "Mille euro al mese". "Beato te!".
Quello che in Italia una decina di anni fa era un reddito popolare, quasi una garanzia per ogni lavoratore, adesso è diventato più o meno un obiettivo, un'aspirazione.
Una soglia minima di riferimento, molto spesso da raggiungere, soprattutto per i più giovani. Come potrebbe non esserlo, in un Paese dove il tasso di disoccupazione nella fascia d'età 25-34 anni è in costante incremento e oggi supera il 43 per cento? Il valore raggiunge il 46 per cento se si considera la fascia tra i 15 e i 24 anni.
Il dato uscito in questi giorni registra il record più alto dal 1977: il 13,6 per cento degli italiani sono disoccupati. Questo significa che i più colpiti dalla crisi economica e lavorativa sono con larga maggioranza quelli che oggi si affacciano al mondo del lavoro. È triste pensare che il problema italiano stia raggiungendo una dimensione tale da essere preso come modello negativo di riferimento: siamo una "generazione perduta"?


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