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martedì 1 aprile 2014

Siria, la guerra dimenticata non si ferma

Una guerra dimenticata, una guerra lasciata combattere, una guerra senza discernimento - ammesso che sia possibile discernere nelle guerre. Sono queste le definizioni che accompagno il conflitto siriano appena escono notizie di un certo genere: tipo quella che rimbalza in questi giorni, sulle stime del numero dei morti, che avrebbe toccato quota 150 mila. Si tratta di stime fatte da organizzazioni non governative, perché il conteggio ufficiale dell'Onu è stato sospeso da gennaio: si è smesso di contare i morti, perché accedere nel territorio è diventato sempre più difficile, così come sempre più inaffidabili sono diventate le fonti.

Ma i numeri non stupiscono, almeno chi prova a seguire e dare un senso a quello che sta succedendo in quella parte di mondo, che se ci si pensa bene non è poi troppo lontana dall'Italia - stupiscono semmai, quelli che poi nelle prime pagine mettono l'asta eBay delle autoblu, dimenticandosi poi di parlare di Siria per intere settimane, nemmeno nelle profondità delle pagine interne.

Quei numeri, se ce ne fosse bisogno, trasmettono un messaggio chiaro: la guerra continua, da nord a sud, provocando altre 10 mila vittime negli ultimi mesi.

A nord, l'esercito siriano ha annunciato di essere riuscito a prendere il controllo di "Osservatorio 45", una collina considerata strategica a nord di Latakia, perché domina diversi centri abitati soprattutto da alawiti. La vittoria è considerata molto importante, anche perché inverte per certi aspetti, le sorti delle battaglie che si stavano svolgendo nell'area. Nei dintorni di Latakia, in un combattimento, era rimasto ucciso anche un cugino di Assad; e poi la settimana scorsa i ribelli avevano conquistato Kessab, nelle vicinanze della collina, riuscendo a prendere anche lo sbocco sul mare attraverso la sottostante Samra - Samra Beach.

Sempre a nord, nell'entroterra, zona di Aleppo, sarebbe stato girato un video in cui un combattente di Filaq al-Sham, lancia un missile da un Manpads per cercare di abbattere un elicottero dell'esercito diretto alla base di Abu ad-Duhur. Nella zona proprio gli elicotteri sarebbero protagonisti dei continui bombardamenti con barrel bombs. Il video tuttavia è un po' ambiguo: le riprese sono evidentemente montate e l'impatto tra il missile e l'elicottero non si vede.

Ma il punto non è la veridicità del video: perché anche da sud (Inkhel, Daraa) arrivano immagini di Manpads in mano ai combattenti delle opposizioni. In questo caso si tratta di una foto di un uomo di al-Nusra che spara con un lanciamissili da spalla, da un terrazzo.

A questo punto, sulle immagini, ci sono delle considerazioni da fare. Perché per quello che si riesce a vedere, i Manpads in questione potrebbero essere dei KBM Kolomna armati con Strela-2 (SA-7 "Grail", denominazione Nato), rubati alle forze governative - di fabbricazione russa e utilizzati già dai siriani in diverse occasioni. Si sapeva che i ribelli erano da tempo entrati in possesso di limitate quantità di questi armamenti, rubandoli ai militari di Assad; ma sembrava che il problema dell'utilizzo fosse strettamente legato al numero di missili limitato - e quasi esaurito. A questo punto, c'è da chiedersi come hanno fatto ad averne di più.

Il ragionamento allora può correre al piano di fornitura messo in piedi dopo la visita di Obama in Arabia Saudita, tuttavia sembra altamente improbabile che quei Manpads possano arrivare dagli americani - vista la fabbricazione sovietica - o dai sauditi - che li avrebbero comprati dagli americani. Anche perché si spera: perhé semmai fosse, sarebbero già finiti nelle mani sbagliate; quelle cioè, dei combattenti islamisti di al-Nusra - al-Qaeda linked!.



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