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domenica 6 aprile 2014

Perché sono importati le elezioni in Afghanistan e perché se n'è parlato

Sabato 5 aprile si è votato per le elezioni presidenziali in Afghanistan. Le elezioni si svolgevano in un clima complicato, sia per la situazione socio-economica e politica del paese - non certo un modello di sviluppo -, sia soprattutto per le minacce dei Taliban, che avevano promesso attacchi, attentanti, rapimenti, pur di boicottare il regolare svolgimento delle votazioni. La prima notizia si lega proprio a questo: le elezioni sono scorse via abbastanza regolarmente - ci sono stati attentati (uno ha provocato la morte di tre persone in un camion che trasportava schede elettorali, in un altro è finita uccisa una famose fotoreporter di Associated Press), e alcuni seggi non sono stati aperti per ragioni di sicurezza; i Taliban hanno detto di aver compiuto più di mille attacchi durante la giornata di ieri, ma il numero sembra esagerato.

Tuttavia dei 13 milioni di aventi diritto, se ne sono recati alle urne circa 7, costituendo il 60% del totale. Un voto, e un volontà, anche contro i turbanti neri dei talebani  insorti: come a dire, "la guerra e la violenza non la vogliamo più"; volontà di cambiamento, di voltare pagina.

«Sono orgoglioso di aver preso parte a questo momento storico», sostiene il 22enne Sharif Shahbeen, giornalista di Enikaas, una radio locale che trasmette nelle province di Nangarhar, Kunar, Laghman. Lo ha incontrato Giuliano Battiston che in queste ore sta raccontando per Pagina 99 meglio di chiunque altro italiano quello che sta succedendo in Afghanistan, con diversi reportage da varie zone del paese. Si tratta di un momento storico, probabilmente anche più importante dei cambiamenti rivoluzionari e che va oltre al passaggio di consegne sulle forze di sicurezza e il ritiro delle truppe internazionali, perché a quel che si apprende, sta avvenendo qualcosa nelle coscienze delle persone (per esempio il ruolo avuto dalle donne, sia al voto che durante la campagna elettorale) - il passaggio di una fase storica, come Shahbeen diceva, iniziata negli anni settanta con conflitti e presenza di paesi stranieri che muovevano gli interessi afghani a proprio piacimento. A tal proposito, è molto interessante la timeline interattiva costruita dall'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) sugli ultimi 15 anni di storia afghana.

Il conteggio dei voti sarà, con ogni probabilità, un percorso biblico: segnala l'Ansa, che la Commissione elettorale ha già ricevuto qualcosa come 200 denunce di brogli. Dunque ci sarà da aspettare, spegnendo di nuovo i riflettori su questo paese che durante l'ultima settimana è tornato al centro della cronaca.
Dell'argomento si è infatti parlato parecchio anche in Italia - per esempio ne avevo scritto per il Giornale dell'Umbria, per chi se lo fosse perso (non che fosse imperdibile). Il perché le elezioni afghane sono finite al centro del dibattito è stato riassunto perfettamente dal Post: lo riporto, tanto per non perdere il filo del motivo per cui si sta parlando da giorni di una questione che, in fine dei conti, potrebbe anche interessarci relativamente.
Le presidenziali in Afghanistan sono considerate tra le elezioni più importanti del 2014 [a tal proposito, per chi fosse interessato qui sono elencate le altre 10]: il loro esito non è importante solo per la politica afghana, ma anche per gli effetti che potrebbero prodursi sui soldati statunitensi ancora sul territorio afghano – che dovrebbero completare il ritiro entro la fine dell’anno – e più in generale su alcuni temi di importanza mondiale, come la lotta al terrorismo. Per questo anche se l’Afghanistan è uno di quei posti del mondo spesso relegati ai margini della stampa italiana sugli esteri, ci sono diverse ragioni per prestare attenzione alle elezioni di oggi

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