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giovedì 24 aprile 2014

L'Iraq al voto, in guerra con l'Isis

Fissate per il 30 aprile, sono tra le elezioni più importanti nel Medio Oriente in programma quest'anno e conseguentemente tra le più importanti del mondo - l'Atlantic le aveva inserite tra la top ten delle consultazioni da tenere d'occhio nel 2014. Il motivo è semplice: il ruolo dell'Iraq nella regione mediorientale è paragonabile a quello che un paese come la Francia, per esempio, può avere in Europa. E i risultati si rifletteranno ben oltre i confini nazionali.

Ma l'Iraq è un paese in lotta, in una specie di guerra subdola contro una realtà parallela, un contropotere che si è instaurato in fasce di territorio diventando pubblico, formale, consolidato. Si chiama Isis, è lo Stato Islamico dell'Iraq e dello Sham, che combatte con un progetto di dominazione più ampio dei bordi iracheni: ricostruire uno stato islamico, che segua i confini della Grande Siria del VII secolo. Partendo dall'Iraq, e combattendo all'interno del conflitto siriano.

Le incoerenze di al-Maliki, premier in cerca del terzo mandato, si scontrano con lo Stato Islamico, che nel paese sta conquistando territorio tra l'abbraccio della minoranza sunnita soffocata dal governo sciita. Il supporto americano all'esecutivo Maliki è forte, anche se soltanto in termini di attrezzature, ma l'esercito non sembra in grado di contenere quello che non è più soltanto un gruppo armato, ma sta diventando un'istituzione, una Dawlah (Stato) appunto.

Ne ho parlato sul Giornale dell'Umbria.


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