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mercoledì 23 aprile 2014

Las Crimeas

L'idea è semplice: trasformare la Crimea in un parco divertimenti turistico, una specie di Las Vegas. È questo in grandi linee quello proposta dal disegno di legge presentato lunedì alla Duma da Putin (ne parla Ria Novosti) - riprendendo nei fatti, anticipazioni che Bloomberg aveva dato già il mese scorso.

Anni fa, prima che fosse nota per le vicende di cronaca di questi mesi, la Crimea era una destinazione di vacanza piuttosto chic, appannaggio delle élite russe, meta di notabili e ancora prima degli Zar.

Ma attualmente la regione soffre: il primo mese dopo l'annessione è stato disastroso, con banche, uffici amministrativi e tribunali ancora chiusi, e difficoltà che avvolgono tutta la sfera della vita umana - si soffre perfino l'approvvigionamento alimentare. E così, mentre la soluzione alla crisi sembra essere sempre più lontana - il punto su quello che sta succedendo, l'ho fatto in un pezzo su Formiche (per chi fosse interessato) - zar Vlad sceglie di inserire una quinta, la Crimea appunto, alle quattro zone del territorio russo dove è consentito il gioco d'azzardo.

In Russia, infatti, anche per volontà di Putin il gioco d'azzardo è stato vietato ovunque dal 2009, se non in alcune specifiche zone: la regione dei monti Altai in Siberia, il Territorio del Litorale di Primorsky sul mar del Giappone, la regione di Kaliningrad fra Polonia e Lituania e al confine tra il territorio di Krasnodar e la regione di Rostov, sul Mar Nero. Il presidente ha da sempre manifestato avversità verso le roulette, definendo il gioco d'azzardo «come l'alcolismo», un qualcosa che «infligge gravi danni morali e talvolta finanziari» già dal 2006 (come ricorda il Moscow Times) .

L'idea di fondo, adesso, è di ripetere in Crimea l'esperienza di Kaliningrad, cittadina compresa nell'exclave russa dell'Oblast omonima, compresa tra la Polonia e la Lituania e bagnata dal Mar Baltico - l'unica delle quattro zone che a dire il vero, è stata un successo economico e che a quanto riporta ITAR-Tass sarebbe in via di ampliamento. L'interesse di locali e turisti per Kaliningrad, ha infatti attratto investitori stranieri e portato entrate nelle casse di Mosca.

Esattamente quello che serve in questo momento, con l'economia che non brilla e con lo scarso appeal che il Paese di Putin (definizione mai tanto giusta come in questi periodi, visto anche il consenso interno) esercita sui capitali stranieri. E soprattutto con la Crimea che rappresenta un ulteriore aggravio economico - come noto la penisola pesava già circa un milione di euro sulle casse di Kiev; a questi il Cremlino dovrà aggiungere a bilancio, anche i soldi necessari per i passaggi formali amministrativi dell'annessione (per il momento l'operazione è stimata in 2 miliardi, ma secondo alcuni potrebbe arrivare a 5).


 

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