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martedì 15 aprile 2014

La MERS torna a far paura: nuovo picco di epidemia in Arabia Saudita

Da un articolo per il Giornale dell'Umbria pubblicato il 17 aprile 2014.

L'Arabia Saudita ha confermato in queste ore, l'aumento dei casi nel regno di persone colpite da un virus potenzialmente mortale durante queste ultime settimane. Solo nel fine settimana sono stati infatti segnalati altri sei casi confermati di Sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS- Cov), uno dei quali – un paramedico del pronto soccorso del King Fahd General Hospital – è morto a causa delle complicazioni e un altro sarebbe in terapia intensiva.

Sarebbero diversi i paesi del Golfo interessati da casi di MERS, e secondo alcuni osservatori non si starebbe procedendo adeguatamente nelle attività di prevenzione.

La malattia è conosciuta dal settembre 2012, individuata dal virologo egiziano Ali Mohamed Zaki, e da quella data l'OMS ha confermato 228 casi, di cui 92 fatali – ma nelle ultime settimane, secondo quanto detto dall'epidemiologo australiano Ian Mackay al Wall Street Journal, ci sarebbero state altre 50 persone colpite.

Né l'Organizzazione mondiale per la sanità, né il ministero della Salute saudita – che ha comunicato in ritardo i decessi (ce ne sarebbe stato un altro oltre al paramedico) – hanno finora diffuso informazioni sulle possibili motivazioni del picco di contagi. Tuttavia i governi del Golfo hanno dichiarato di procedere secondo i protocolli sanitari alla prevenzione, allontanando le polemiche sulla propria negligenza: ma intanto domenica, è stato annunciato il primo caso in Yemen.

Studi medici dicono che i cammelli potrebbero essere individuati come organismi ospitanti del virus, sebbene la malattia potrebbe essere trasmissibile anche da persona a persona. Il ministro della Salute saudita Abdullah al-Rabeea ha fatto sapere di aver dato avvio a procedure di controllo, in modo che ogni paziente arrivato in ospedale con problemi respiratori, venga trattato come “virtualmente” affetto da MERS – in modo da poter limitare le trasmissioni.

Venerdì, il giorno di preghiera dei musulmani, un funzionario del governo saudita ha parlato prima del sermone settimanale in una delle principali moschee di Jeddah, impartendo istruzioni su come evitare il contagio – essenzialmente si tratta, per il momento, soltanto delle note accortezze igieniche di base.

Il virus che causa la patologia è del tipo Coronavirus (viene comunemente definita anche MERS-Cov), del tutto simile a quello della SARS, ma con un tasso di mortalità molto più elevato – per MERS è del 50%, per SARS del 10%, con una differenza di genere di 2:1 a sfavore degli uomini, riscontrabile anche nei contagi tanto che secondo alcuni scienziati potrebbe essere legata all'uso femminile del niqab che in questo caso svolgerebbe un ruolo protettivo.

Già lo scorso maggio il medico cinese Margaret Chan, direttore dell'OMS, aveva messo in guardia sui possibili rischi epidemiologici: «Siamo di fronte ad una emergenza sanitaria mondiale; non si tratta di un problema che un singolo paese possa contenere entro i propri confini o che possa facilmente gestire». In passato si sono registrati alcuni casi anche in Europa, mentre lo scorso giugno a Firenze furono colpiti, non in forma grave, due adulti e una bambina di 18 mesi.

Per il momento non si sono registrati casi dichiarati in Siria, ma ovviamente a preoccupare è la possibilità della diffusione della malattia in aree rese già sanitariamente deboli dalla guerra civile, dove il virus potrebbe trovare bacino d'espansione.

Il pezzo è stato ripreso anche da The Post Internazionale.

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