Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

mercoledì 26 marzo 2014

Un anno fa a quest'ora

Il 26 marzo del 2013, a quest'ora ero ancora dentro la sala parto dell'ospedale S. Maria della Misericordia (il Silvestrini, per i locali) di Perugia. Tea era nata da un'ora e mezza. Io giravo come impazzito dentro e fuori, dentro e fuori, quella stanza con la luce soffusa che era stata la Capanna di mia figlia. L'adrenalina è una cosa strana: ti tiene impegnato anche quando non c'è niente da fare. E ti - almeno io - focalizza in certe cose che esegui come fossero la roba più importante del mondo, quando invece devi soltanto prendere una bottiglia d'acqua dal distributore automatico.

Dentro fuori: le regole cliniche e il ferreo rigore sanitario di certi posti, ad un certo momento lascia spazio alle persone. Tea è nata più o meno in uno di quei momento: fine turno, altri cinque parti prima di lei che era l'ultima della giornata a meno di emergenze notturne - e non so bene nemmeno perché lo stia raccontando, ma è stata una di quelle cose che mi è rimasta: ché pensi che una sala parto sia un posto asettico, una specie di camera operatoria, e invece non è così, i dottori, le ostetriche, le infermiere stanno lì, girano, entrano, escono, fanno quello che devono. Fatto sta che tutta quell'umanità normalissima a me mi aveva reso più sereno. Come la luce: soffusa, quando invece io mi aspettavo ci fosse tutto uno scintillio di fari e faretti.

Per quanto puoi essere sereno, poi, mentre vivi la più spaventosa, straordinaria, tremenda, eccezionale, esperienza di tutta la tua vita. Ed è banale quanto è vero. A quest'ora un anno fa, ero bianco come lo sfondo di queste pagine, stanco, affaticato, spaventato. Come adesso insomma. Come ogni sera, più o meno. Il bello di essere padre, è che lo diventi nei primi 10 secondi di vita di tua figlia: è spaventoso, è eccezionale, è bellissimo, è per sempre. E anche adesso la luce in casa è soffusa, che le lampade a boccia sono messe con il regolatore dell'intensità quasi al minimo, tutto il resto è spento, Tea si è addormentata da quasi un'ora e mezzo.

Il fatto che questo blog è mio, e che ci scriva io, e che racconti a volte anche cose mie, può far passare in secondo piano quello che invece è la questione vera di cui si sta parlando: Tea. E anche per lei, non dev'essere stata una serata facile l scorso anno di questi tempi. Dicono che nascere sia l'esperienza più traumatica che un corpo subisce in tutto l'arco di una vita. Lo credo.

E non è stata una serata facile quella di quel martedì dell'anno scorso nemmeno per Daniela: e non lo dico come dicono certi mariti perché altrimenti le mogli s'incazzano - e poi magari hanno anche ragione le donne, perché da quello che mi hanno raccontato (e non solo Dan) partorire non è proprio un'esperienza magnifica e in qualche modo ti devi sfogare e i mariti sono lì per quello. Lo dico sul serio, Dan è stata perfetta: non che sarebbe stato un problema prendermi due insulti o anche quattro, per questo insomma credo che Dan avrebbe potuto essere come voleva, e infatti lo è stata: certo però che nel mio immaginario, inutile sia chiaro, la perfezione era quella là. Altra cosa che non so nemmeno perché sto qui a raccontarla, se non per dire della forza, del coraggio, nella sofferenza e nel dolore, della gioia, del controllo e della concentrazione di Dan..

Daniela è stata eccezionale, Daniela è una donna eccezionale Troppo spesso mi dimentico di dirglielo. E ha dato la vita a un'altra donna eccezionale.

Si vede, non sono tanto bravo a scrivere di certe cose, perdo un po' il punto, non sono troppo lucido e via dicendo: poi magari una volta raccolgo tutte le cose e le metti insieme in ordine, forse. 

Tutto per dire allora, buon compleanno, piccole mie.

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie