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sabato 15 marzo 2014

Tre anni di guerra in Siria

Raccontare la guerra in Siria è diventato quasi impossibile. Il fronte diffuso, eterogeneo, asimmetrico, ha reso il conflitto praticamente privo di riferimenti: ma quegli stessi riferimenti si sono persi nel discernimento di dove è il giusto, di dove è il bene e di cosa sia quel bene.

Assad più che un presidente si è dimostrato un dittatore sanguinario - eletto per successione quasi feudale da un padre che aveva governato un sistema verticistico, monopartitico, corrotto, silenziato in molte forme di libertà e diritti, basato sul culto della personalità del leader, e tra i più repressivi del mondo. Assad è di sicuro il male, almeno per quel che concerne quest'aspetto, quello della repressione di quei giovani che, spinti dal vento della Primavera Araba, erano scesi in piazza per chiedere riforme, aperture, libertà, democrazia, diritti.

Ma quei giovani non ci sono più, né a Damasco né ad Aleppo, e nemmeno a Daraa ci sono più quei ragazzini che avevano scritto sui muri della scuola - fondendo la noia e la ribellione adolescenziale, con le condizioni di povertà che vivevano giornalmente, nel ripetere gli slogan che arrivavano dagli altri Paesi vicini - "Il popolo vuole rovesciare il regime" e "Dottore adesso è il tuo turno" (Assad è oftalmologo). Da lì, da quei muri e dalla cattura di quegli adolescenti di Daraa, interrogati, torturati, picchiati, per giorni e giorni, senza far sapere niente di loro alle famiglie, erano sfociate le manifestazioni di massa, violente, e represse con altrettanta violenza quel 15 marzo del 2011.

Ma di quello spirito sano, puro, poco è rimasto. La rivoluzione di quei giorni è stata sequestrata dai fondamentalisti - per lo più salafiti, alcuni legati alla rete del terrorismo di al-Qaeda - rendendo possibile, adesso, individuare il male anche tra le opposizioni. Opposizioni, scollegate, disarmoniche, divise: prendere per esempio i curdi su al nord, che combattono senza interesse per tutto il resto, se non per riprendersi il controllo di ogni metro di quel territorio ancestrale, da sempre rivendicato e mai riconosciuto da nessuno.

In questo blog si è provato a raccontare un po' quello che sta succedendo, cercando di evitare la semplice narrativa del dittatore e dell'opposizione, di mettere in risalto gli errori dell'Occidente, la presenza di forze esterne all'interno del conflitto (riferimenti a Hezbollah e agli aiuti dell'Iran o della Russia ad Assad, ma anche quelli delle nazioni del Golfo verso i ribelli), si è provato a seguire la vicenda delle armi chimiche; insomma, si è provato a dare una lettura meno didascalica di quello che sta accadendo. Tutto è stato molto complicato, ma ciò non si significa che ci si fermerà: anzi.

Per chi volesse ripercorrere le cose scritte sulle manifestazioni in Siria, che poi sono diventate questione siriana, passando da crisi per arrivare ad essere definita guerra civile, di seguito alcuni link.

- su Formiche, mettendo insieme in un pezzo un po' retorico l'anniversario dei tre anni e il referendum che domani vedrà i cittadini della Crimea decidere sull'annessione alla Russia.
- tutti i post scritti sulla Siria, con i link agli articoli scritti non solo su questo blog
- le varie cose scritte cercando di capire la questione delle armi chimiche, dai fatti legati all'uso, ai passaggi tecnici per lo smaltimento.


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