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lunedì 10 marzo 2014

I cetnici arrivati in Crimea

Non è una bella storia (la notizia l'ha data l'account Twitter @Euromaidan qualche ora fa) il travaso di alcuni combattenti nazionalisti serbi, i cetnici, per dare una mano ai "fratelli russi". Il gruppo, di cui non si sa bene il numero, sarebbe guidato dal leader in persona, Milutin Malisic (intervistato da Simon Ostrovsky di Vice), e controllerebbe autonomamente un posto di blocco nella zona di Belbeck, tra Sebastopoli e Simferopoli.

I cetnici, o Esercito jugoslavo in patria, nacquero durante la Seconda guerra mondiale (un po' di storia anche sulla BBC), aumentando nuovamente vitalità con il presidente Milosevic, dopo la messa al bando a conflitto finito da parte della Repubblica Federale Socialista jugoslava. L'obbiettivo della loro lotta (al motto di "За краља и отаџбину!", "Per la patria e per il re!") era ottenere una "Grande Serbia" etnicamente pura.


I valori richiamano ancora quelli della destra conservatrice, schierandosi apertamente contro i musulmani: è proprio questa base ideologica a creare la prima delle grosse problematiche, con il rischio di una deriva "etnica" della crisi, interessando la già indebolita minoranza etnica tatara - di cui si sono già viste scene di fuga.

Altro aspetto, è la componente geopolitica della notizia: i cetnici portano il proprio aiuto ai russi (i "Fratelli russi", come lo stesso Malisic li ha definiti) per ricambiare l'appoggio dato dai volontari russi durante le guerre jugoslave. Questione complessa che complica la situazione, aprendo ulteriormente la porta alla concentrazione nell'area di istanze esterne (i cosacchi, per dire), diverse, che combattono nell'Ucraina di frontiera, una guerra geografica, etnica, geopolitica.



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