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sabato 29 marzo 2014

Cose da capire tra Turchia e Siria

La Turchia ha chiuso Youtube, secondo dei grandi social network bloccati nella settimane che sta precedendo le elezioni amministrative di domenica 30 marzo. Al di là della questione sui diritti di espressione, sulla libertà e via dicendo (se ne occupata Human Right Watch), c'è un interessante aspetto dietro alla notizia - cose non freschissime, anzi, ma messe qui come altro puntello di una riflessione più grande su quello che sta accadendo al confine tra Turchia e Siria.

A quanto sembra, la decisione di mettere il bavaglio a Youtube, sarebbe legata alla pubblicazione di una registrazione audio di un presunto colloquio tra il ministro degli Esteri  Ahmet Davutoglu, il capo dei servizi segreti Hakan Fidan e alcuni alti funzionari militari tra cui il vicecapo di stato maggiore Yasar Guler. Nel colloquio si sarebbe parlato di un possibile intervento militare in Siria - ragion per cui il governo difende la chiusura, come una "necessità di sicurezza nazionale" («un atto di spionaggio» ha detto Davutoglu) .

Il Wall Street Journal racconta che l'argomento della discussione era creare un pretesto per attaccare, magari tramite un "missile assault", e cioè - il piano sarebbe uscito dalla bocca di Fidan - inviare una squadra di quattro uomini in territorio siriano e far lanciare qualche missile verso la Turchia, oppure di organizzare un finto attacco - sempre tramite uomini in incognito - contro la tomba di Suleyman Shah (nonno del fondatore dell'impero ottomano Osman I) situata ad Aleppo e considerata enclave della repubblica turca.

Al di là del piano rivelato dalle intercettazioni - la cui veridicità per altro, sarebbe stata tutta da verificare, se il governo non avesse reagito con la censura, dando quindi valore definitivo all'audio - c'è la risposta di Davutoglu. Il capo della diplomazia di Ankara - per altro le registrazioni sono state fatte nel suo studio privato - avrebbe avallato nel corso del colloquio, l'idea di Fidan, sostenendo per altro che  «il primo ministro ha detto che nell'attuale congiuntura l'attacco potrebbe essere una opportunità per noi». 

Cioè, secondo Erdogan, in questo momento politico così delicato per lui e per il potere da lui rappresentato, la cosa migliore da fare è avviare una campagna militare in Siria. A che pro? C'è chi dice che ormai il premier non ha più niente da perdere, c'è chi sostiene che la guerra potrebbe spostare l'attenzione dai misfatti del governo, tuttavia a me sembra tutto ancora poco chiaro. Se ne riparlerà di sicuro.



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